Mensa sociale per i bisognosi Arrivano i pasti kosher

Un pasto preparato secondo le regole dell'alimentazione ebraica per chi si trova in difficoltà. E non solo per gli ebrei. È stata inaugurata ieri a Milano la prima Cucina sociale kosher italiana grazie all'iniziativa promossa dalla scuola Merkos, il ramo educativo del movimento Lubavitch che nell'ambito dell'ebraismo ortodosso è una delle maggiori comunità religiose del giudaismo chassidico. Quella che ha il suo centro principale nel quartiere di Crown Heights a Brooklyn.
In via Forze armate, invece, il passaggio dai pasti ordinati a una catering («troppo costoso») a una cucina interna ha convinto i responsabili della scuola frequentata da duecentoventi alunni dal nido al liceo a mettere gratuitamente a disposizione di chi ne abbia bisogno pasti cucinati secondo le regole della kasherut, la dieta alimentare ebraica stabilita nella Torah, interpretate dall'esegesi nel Talmud e codificate nello Shulchan Aruk. Tra le principali norme la carne macellata secondo il rituale ebraico (mediante resezione della giugulare) e il divieto di mescolare cibi di carne e latticini. Uso dei soli «animali puri», ruminanti con zoccolo «spaccato», fesso. Quindi bovini, ovini e cervidi e non gli equidi e i suini. Gli animali acquatici, invece, devono avere pinne e squame. Vietati storione, lompo, pesce gatto e ogni tipo di invertebrato marino come frutti di mare (ricci di mare, capesante, vongole, cozze), meduse, polpi e seppie.
Un'esperienza, quella della Cucina sociale kosher che a Milano nasce anche grazie alla collaborazione dell'onlus Enel Cuore, ma già sperimentata in Brasile, Australia e Israele dove la prima venne aperta dal movimento Lubavitch nel 1700. Ieri all'inaugurazione il presidente della comunità ebraica di Milano Alfonso Walker Meghnagi e il rabbino capo Rav Alfonso Arbib, il vicepresidente del Merkos Italia Rav AvrahamHazan e Novella Pellegrini, segretario generale di Enel Cuore Onlus. «L'apertura di una Cucina sociale kosher a Milano, capitale italiana del volontariato - le parole di Rav Igal Hazan - si inserisce perfettamente nel tessuto sociale e culturale di questa città tollerante, aperta, multietnica e multiculturale. Da sempre operiamo in un'ottica di collaborazione e dialogo con il territorio e questa iniziativa, aperta a tutta la cittadinanza, risponde ad un'urgente esigenza sociale dovuta alla pesante congiuntura economica». I pasti possono essere consumati alla mensa della scuola o in alcuni casi essere portati a domicilio dai volontari.