La metà delle case popolari finisce in mano agli stranieri

Un quinto dei residenti in città non è italiano ma ottiene circa il 50% di tutti gli alloggi assegnati

Di questo passo si aprirà un conflitto tra gli stranieri di più antica residenza, quegli immigrati che vivono, lavorano e versano le tasse in città dagli anni Ottanta o Novanta e pretendono (giustamente) di avere una priorità nella distribuzione dei servizi. Chi arriva prima meglio alloggia, si dice? Non se si parla di case popolari, un bene scarso e sempre più irraggiungibile per gli italiani. Tra i requisiti indispensabili per accedere alle liste d'attesa c'è un tetto di almeno 5 anni di residenza in Lombardia, tra i criteri che danno punteggio invece numero dei componenti familiari, basso reddito o assenza di un lavoro. Se le famiglie milanesi, anche di fronte alla crisi, sono diventate sempre più monogenitoriali o formate da single, quelle straniere continuano ad essere molto numerose. E a tenere basso il reddito, lo denunciano di continuo gli esponenti del centrodestra che chiedono di alzare quel tetto almeno a dieci o quindici anni di residenza, è la pratica del lavoro nero, più frequente tra gli extracomunitari. Morale? Basta leggere i primi dieci nomi della graduatoria stilata dal Comune per l'assegnazione degli alloggi popolari (nella foto, si riferisce al primo semestre 2014) per trovare almeno sette nomi che di milanesi hanno ben poco. Ci sono Hany, Ayman, Wadud, Bahija, Nakoula Boulos, Karina Anais, Marie Crishmet Suvini. Nelle oltre seicento pagine della lista gli Ahmed abbondano. Arrivati al 500esimo posto della graduatoria si può tranquillamente affermare che i non italiani d'origine sono almeno 265. Oltre la metà del totale. E Aler, che riceve e assegna le case in gestione seguendo l'ordine ricevuto dal Comune, conferma che dall'inizio dell'anno ha consegnato in città le chiavi di 800 alloggi popolari e oltre il 40% è stato già ritirato da famiglie immigrate. Una sproporzione rispetto alla percentuale delle presenze in città: su una popolazione di 1.353.882 persone, gli stranieri residenti sono 264.238, un quinto del totale.

Se la metà degli alloggi viene «sfilata» ai milanesi doc o agli immigrati di lunghissima residenza, i 1.278 tentativi di occupazione abusiva registrati dall'Aler da gennaio a ottobre sono stati compiuti tre volte su 4 da extracomunitari. In cima alla classifica gli egiziani (256 casi), poi romeni, marocchini. Solo ieri, nella notte in via Zamagna e al mattino in via Giambellino, la polizia, chiamata da Aler ha evitato due blitz, una da parte di un marocchino regolare con precedenti che si era installato in una casa 6 posti e l'altra da parte di una coppia di egiziani, lei di 21 e lui di 25 anni.

«Ai 5 anni in Lombardia aggiungerei anche 10 anni di residenza in Italia - afferma il capogruppo di Fdi in Comune Marco Osnato - e soprattutto la “preferenza nazionale“. Se a Milano c'è un'alta percentuale di extracomunitari regolari case popolari ma anche sussidi devono essere al massimo pari a quella percentuale, il resto deve andare agli italiani».

Commenti

epesce098

Sab, 08/11/2014 - 09:37

Ma perchè, se hanno tante case vuote, non le assegnano agli italiani che le richiedono? Perlomeno, oltre ad incassare gli affitti, formerebbero un deterrente all'abusivismo. Forse sono lì ad aspettare mazzette migliori per darle in affitto.