In metrò senza il biglietto Vita (facile) da portoghesi

Venti tornelli scavalcati e un solo controllo I dipendenti Atm da soli fanno ciò che possono

Fermata Cadorna della metropolitana, colpo d'occhio eloquente. L'area attorno ai tornelli è affollatissima: un solo uomo, l'addetto presente nel gabbiotto, deve controllare che nessuno faccia il furbo e viaggi senza biglietto. Missione impossibile, con tutto quel viavai. Come minimo nel gabbiotto dovrebbe esserci il Clint Eastwood dei bei tempi con la sua fondina. Ma forse nemmeno basterebbe: c'è la signora che chiede come si fa il biglietto, la famigliola dubbiosa sulla direzione da prendere, e così via. L'addetto risponde alle richieste: in quel momento è distratto, come un portiere che, anziché sorvegliare la sua rete, si intrattiene con il pubblico. Impossibile avere cento occhi: logico che poi il gol arriva. Così noi ci avviciniamo ai tornelli in tutta calma, ci infiliamo nella fessura delimitata dal tornello e saliamo placidi sul primo treno. Senza aver pagato il biglietto: un gol a porta sguarnita.

La stessa operazione la facciamo in altre fermate della metropolitana. Porta Genova, Garibaldi, Loreto, la sostanza non cambia. Movimento del bacino e hop, siamo dentro. Proviamo a spostarci in zone meno centrali e meno affollate. A Precotto sarà la volta buona, pensiamo: macché, l'addetto del gabbiotto è distratto e noi possiamo proseguire nel nostro tour «a scrocco» senza problemi. Su 20 tentativi di aggirare il tornello, solo una volta veniamo sorpresi: alla fermata di Lanza, di sera, a quell'ora praticamente deserta. Il funzionario nel gabbiotto si alza, ci intercetta e ci chiede di mostrargli il biglietto: non ce l'abbiamo, così torniamo indietro alle macchinette automatiche per farlo. Alla fine, per 20 viaggi in metropolitana, abbiamo speso appena 1 euro e 50. Vi sembra giusto? No, nemmeno a noi che abbiamo fatto l'esperimento e che l'abbonamento ai mezzi pubblici (che avevamo regolarmente in tasca) lo paghiamo ogni benedetto mese.

In fin dei conti, lo paghiamo anche per gli altri, per tutti gli habitué che viaggiano senza biglietto. Più di una volta al giorno vediamo davanti ai nostri occhi persone che eludono il tornello e impunemente si godono il loro viaggio omaggio. Aggirare i tornelli non è l'unica tecnica possibile: gli amanti del limbo ci passano sotto, i più atletici lo scavalcano, appoggiandosi con le mani sulle apparecchiature che leggono il biglietto. I più spavaldi entrano dall'accesso riservato ai disabili, quando lo trovano aperto. E anche con i sistemi a pannelli, quelli che si aprono come un portellone, il gioco è banale: sfruttare il malcapitato di turno che timbra il suo biglietto, appiccicarvisi addosso ed entrare con lui prima che le porte si richiudano.

In fondo, è impossibile non notare un abusivismo così sfrenato e dilagante. Gli stessi addetti se ne accorgono: a volte fermano i trasgressori, altre fanno finta di nulla. Soprattutto quando a scavalcare i tornelli sono interi gruppi: mettersi contro di loro non vale la pena. La scena capita sotto i nostri occhi e quelli del funzionario dell'Atm, perciò gli chiediamo: «Ma scusi, non li ferma?». La risposta è desolante quanto efficace: «Purtroppo noi non possiamo farci nulla». Non hanno mezzi per combattere il fenomeno a sufficienza: sono da soli, rischiano anche le botte. Possono fare le multe, ma non possono fermare le persone perché non sono pubblici ufficiali: in ogni caso devono contattare la centrale operativa e non possono rincorrere i trasgressori, in quanto tenuti a rimanere nel loro gabbiotto.