Mezzi gratis, disoccupati battono il Comune Ma soltanto dopo 5 anni

Il Tar: Palazzo Marino sbagliò a privilegiare i più veloci nel fare domanda della tessera Atm

«Chi prima arriva meglio alloggia»: era questo, tradotto in italiano corrente, il criterio che la giunta comunale (guidata allora dal sindaco Giuliano Pisapia, con assessore alle Politiche sociali Cristina Tajani) aveva individuato nel 2014 per decidere quali cittadini avessero diritto, in quanto precari o disoccupati, a andare gratis sul tram e in metropolitana. La campagna di abbonamenti gratuiti all'Atm, decisa per venire incontro alle fasce più deboli della popolazione, non aveva fondi sufficienti per accontentare tutti. Così il Comune decise che la classifica sarebbe stata stilata in base all'orario di presentazione. Chi era più abile col computer, ottenne la agognata tessera. Gli altri, a piedi.

Ora, a cinque anni di distanza, il Tar stabilisce che quel criterio non stava né in cielo né in terra, e accoglie il ricorso di due disoccupati che dopo essersi vista bocciata la domanda non si erano arresi, e avevano presentato ricorso alla giustizia amministrativa. Un ricorso oneroso, dal costo certamente superiore a quello dell'abbonamento in questione: ma i due, che sono evidentemente signori poco inclini a subire i torti senza reagire, hanno chiesto e ottenuto il patrocinio a spese dello Stato. E si sono visti, alla fine della battaglia, dare ragione. Non potranno avere l'abbonamento al tram per il 2015, viso che è stato dato e usato da altri, e soprattutto che non se ne farebbero più niente. Ma il Comune dovrà versare loro un importo pari al costo dell'abbonamento, o - se preferisce - rilasciare una tessera gratuita per il prossimo anno.

I due signori sono entrambi di mezza età, e hanno alle spalle una storia non breve di disoccupazione. Così nel 2014 quando i giornali annunciano l'iniziativa del Comune accolgono con piacere la prospettiva di poter andare in giro per la città senza pagare il biglietto. Il regolamento prevedeva che le domande potessero essere presentate unicamente on line, a partire dalle ore 12 del 5 marzo 2015. I due si piazzano davanti al computer, entrano nel sito, compilano più in fretta che possono. Il 15 aprile successivo, il Comune comunica a entrambi che non si sono classificati «in posizione utile in graduatoria». Non perché fossero troppo ricchi, o non fossero davvero disoccupati. Semplicemente perché qualcuno è stato più veloce di loro a premere il tasto «invio».

Secondo i giudici del Tar «appare evidente come lo scopo (del bando di concorso, ndr) sia quello di venire incontro alle esigenze dei soggetti più bisognosi; esigenze che peraltro, anche per le categorie svantaggiate dei disoccupati e dei precari, sono suscettibili di graduazione posto che non tutti i disoccupati e precari si trovano nella medesima condizione di bisogno». Pertanto «il dare rilievo decisivo al criterio cronologico, favorendo chi per primo abbia recapitato al Comune la prenotazione on line, non permetta di selezionare i soggetti più bisognosi giacché, come correttamente sottolinea l'interessato, tale criterio si basa su fattori perlopiù casuali, ovvero premia coloro che sono dotati di mezzi più efficienti i quali, in quanto anche più costosi, costituiscono normalmente appannaggio di chi ha maggiori risorse economiche». Alla fine, insomma, il Comune privilegiava i ricchi.

Commenti

tiromancino

Gio, 07/11/2019 - 11:58

Come al solito i comunisti privilegiano la mano destra attaccata al portafoglio. Ma le spese chi le pagherà, insieme all'abbonamento? Quel Pisapia?