MILANO

Se ne contano in tutto nove, e da cinque anni sono nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Si estendono per una buona fetta di arco prealpino, tra Piemonte e Lombardia, attirando migliaia di visitatori. I Sacri Monti dell'Italia Settentrionale sono gruppi di cappelle e altri elementi architettonici ispirati e dedicati a diversi aspetti della religiosità. Sono tutti facilmente raggiungibili da Milano, e quasi tutti, anche quelli oggi in terra piemontese, erano compresi all'epoca della loro realizzazione nel Ducato di Milano, uniti dal fil rouge della spiritualità controriformista. Alla devozione post-tridentina si deve la ricchezza di significati simbolici: il cammino verso l'alto come redenzione dal peccato, la fatica fisica come conquista di una rinnovata freschezza spirituale, la riflessione sul mistero come intima purificazione. Ma anche la bellezza artistica e paesaggistica non sono da meno. Gli «anni d'oro» dei Sacri Monti vanno dallo scorcio del XV secolo all'inizio del XVIII. Il più antico è l'imponente complesso della Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia, nel Vercellese, il cui progetto venne inaugurato quando l'America era ancora sconosciuta e Lorenzo Il Magnifico dettava legge a Firenze e in mezza Italia: 44 cappelle con 600 statue e 4000 figure a fresco. Tra i più celebri luoghi di culto del Piemonte c'è anche il Santuario di Crea, nel Monferrato. Ha origini leggendarie, legate al vescovo vercellese Eusebio (IV sec.), ma la realizzazione delle 23 cappelle cominciò solo nel 1589. Erano gli anni successivi al Concilio di Trento, e i Sacri Monti conobbero una notevole fioritura: ne sorsero a Orta S. Giulio (1590), 20 cappelle dedicate a S. Francesco d'Assisi; a Ghiffa, sul Lago Maggiore (SS. Trinità, 1591), un complesso «tascabile» con una chiesa, tre cappelle e un porticato, e soprattutto a Varese. Il Monte del Rosario è il più vicino a Milano; risale nell'impianto al 1598 e nella costruzione al primo quarto del Seicento. Il percorso devozionale, preceduto dalla chiesa dell'Immacolata, si snoda per 2 km ed è articolato in 14 cappelle. Secondo Monte Sacro lombardo è quello di Ossuccio, nel Comasco, più ridotto ma altrettanto interessante: mozzafiato la vista sul Lario. Con il Seicento trionfa il culto mariano, che ad Oropa, presso Biella (1617), trova un singolare esito nel culto di una Madonna nera, l'unica del Nord Italia. Nella seconda metà del XVII secolo il colle Mattarella, sopra Domodossola, diventava un Monte Calvario tutto nostrano, con cappelle dedicate alla via Crucis. Sempre alla salita al Golgota è ispirato il Santuario di Belmonte, a Valperga Canavese.