Milano, colpita la banda di pusher del parco: a capo 2 marocchini

Dopo due mesi di appostamenti e di immagini riprese da videocamere nascoste, i carabinieri sono riusciti a colpire la banda di malviventi: in tutto 10 le persone coinvolte a vario titolo

È stata colpita la banda di malviventi che gestiva il traffico di droga all’interno del parco delle Groane (Milano).

Un’organizzazione perfetta, con due capi marocchini a gestire lo smercio, autisti che addirittura erano incaricati di scortarli da casa al “posto di lavoro”, degli assistenti ed un tirapiedi armato. A questo gruppo si aggiungevano sporadicamente anche alcuni tossicodipendenti, disposti a spacciare pur di riuscire a mettere le mani su una dose di droga.

Un fiorente mercato di sostanze stupefacenti, fatto saltare grazie alle indagini condotte dai carabinieri del comando di Cesano Maderno e coordinate da Lisa Zanetti e Carlo Cinque, pm della procura della Repubblica di Monza. Proprio stamani i militari hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa ai danni di 10 persone, implicate a vario titolo nella vicenda. L’accusa è quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dell’uso delle armi. Tra i responsabili tre sono finiti dietro le sbarre del carcere ed uno agli arresti domiciliari, mentre i restanti sei hanno ricevuto un divieto di dimora in Lombardia.

Fondamentali per la buona riuscita delle indagini le immagini riprese da alcune telecamere nascoste, installate dai carabinieri fin dalle prime fasi delle indagini, avviate alla fine dello scorso ottobre.

Grazie ad esse è stato possibile comprendere come a capo del gruppo di malviventi ci fossero due uomini di nazionalità marocchina di 33 anni, Adil Karimi (alias “Zio” o “Nick”) ed Omar Safi. Un gradino più in basso nelle gerarchie del gruppo un 22enne di origini russe, finito come i due magrebini dietro le sbarre del carcere. Un italiano di 40 anni aveva il ruolo di autista dei due leader, mentre della “sicurezza” si occupavano un ragazzo impiegato come “palo”, uno armato di machete o mazza da baseball, ed un terzo che scortava i clienti sul luogo di spaccio. A rimpolpare le file della banda anche alcuni tossicodipendenti, disposti a qualsiasi cosa pur di ricevere in cambio della droga.

Una droga che, tuttavia, era di qualità assolutamente pessima, come spiegato dalla pm Lisa Zanetti e riportato su MilanoToday. Hashish, marijuana, cocaina ed eroina venivano vendute ad un prezzo molto basso ed accessibile, spesso e volentieri anche in cambio di altri beni, come biciclette, cellulari o macchine fotografiche.