Milano, i genitori fanno arrestare figlio tossicodipendente: "È l'unico modo per curarlo"

La famiglia ha chiesto aiuto al commissariato di polizia per fermare la deriva dell'adolescente, che ha iniziato a consumare cannabis in terza media e ha continuato con cocaina, ketamina, crack e psicofarmaci

La disperazione nel vedere un figlio consumarsi a causa della tossicodipendenza li ha convinti a chiedere aiuto in un commissariato. L'obiettivo? Ritrovare, attraverso un percorso di cura, quell'adolescente che stavano perdendo: "Aiutateci a fermare la deriva di nostro figlio tossicodipendente. Arrestatelo, per forzarlo a curarsi. È l'unico tentativo che ci resta per cercare di salvarlo". È accaduto a Milano in questi giorni e come riporta il Corriere della Sera, la storia è quella di due genitori, completamente avviliti, che denunciano il loro ragazzo perché non riescono più a gestire il suo problema di droga. Perché in casa è diventato violento, intrattabile e l'idea che quel tunnel se lo prenda per sempre li terrorizza.

Il patto con i genitori

Così, dopo un confronto con il tribunale per i minorenni, gli agenti hanno acconsentito a dare una mano ai due genitori. Che insieme alle froze dell'ordine hanno costituto una specie di patto, per "incastrare" il ragazzo per piccoli episodi di spaccio. L'unico sistema, secondo i familiari, per intervenire tempestivamente e salvargli la vita in breve tempo. Il procuratore capo del tribunale per i minori, Ciro Cascone, ha spiegato loro che in Italia non c'è per legge un "obbligo alla cura", nemmeno per i ragazzi, ma se nell'ambito di una condanna penale la comunità viene imposta come misura alternativa al carcere, esiste "la facoltà di trattenerli anche senza il loro consenso".

La storia del giovane

Il ragazzo coinvolto aveva iniziato a fare un uso ripetuto di cannabis già in terza media. Tuttavia, la situazione è andata peggiorando con l'ingresso alle scuole superiori. In breve tempo, infatti, la volontà da parte del giovane di sballarsi e di provare sostanze nuove e diverse si era fatta più insistente. Non più soltanto marijuana, ma anche crack, ketamina, cocaina e psicofarmaci. Diventato velocemente un tossicodipendente, ha scelto di abbandonare anche gli studi. I genitori dicono sia diventato "magrissimo", che non dorme la notte, che a casa "picchia, minaccia ruba" e che quando "va in craving", cioè la smania di assumere sostante psicoattive che caratterizza i comportamenti durante la dipendenza, loro hanno paura di lui.

I tempi troppo lunghi per la comunità

Per questo motivo, negli anni, i genitori avevano già chiesto l'affidamento ai servizi sociali e il collocamento in comunità. Il tribunale per i minorenni aveva aperto un procedimento amministrativo, ma i tempi sono risultati molto lunghi: per entrare in una struttura protetta per tossicodipendenti l'attesa può essere molto lunga, soprattutto in Lombardia, dove esiste una sola comunità terapeutica accreditata a contenere gli adolescenti tossicodipendenti. Da lì l'idea dei due genitori di fermarlo, a ogni costo. Anche con l'aiuto delle forze dell'ordine. Per costringerlo a finire in comunità e liberarsi dal demone.