Milano Musica a ritmo Un viaggio per sentire la Velocità del tempo

Francesconi presenta la sua opera «Quartett» Il cartellone della rassegna contemporanea

Si fa presto a dire «tempo», a pensare che questo vada solo in una direzione, come una freccia scagliata con forza. Succede pure in musica, dove in realtà di tempi ce ne sono diversi. Oltre a quello succitato della tradizione occidentale c'è pure il «tempo circolare, che ritorna», un po' come accade dalle parti dei ritmi africani dell'incredibile popolo dei pigmei, per fare un esempio.

Forse non poteva iniziare in altro modo, con queste parole al Teatro alla Scala, il primo contatto col festival di contemporanea «Milano Musica» - ieri la presentazione della 28esima edizione (in calendario dal 2 ottobre al 25 novembre, il programma su: http://www.milanomusica.org/it/sezione-festival/presentazione.html) -; titolo: la «Velocità del tempo». Non poteva iniziare che così visto il compositore quest'anno sotto i riflettori, ovvero Luca Francesconi, 63 anni, milanese, uno degli italiani in assoluto più eseguiti all'estero, notoriamente divulgatore capace di tradurre in parole semplici e con concetti efficaci meccanismi della teoria musicale avanzata tanto affascinanti quanto indigesti se non raccontati in maniera (assai) comprensibile. Al centro della rassegna la ripresa, dal 5 al 22 ottobre al Piermarini, c'è il suo «Quartett» (premiato con l'«Abbiati» nella prima assoluta scaligera del 2011 e poi rappresentato per ben settanta volte nel mondo), e altri suoi brani. E molti altri autori, storici e nuovi.

Presentazione scaligera irrituale si diceva, rispetto al solito, che ha catturato il tempo e l'attenzione degli astanti e delle altre personalità sullo scranno. Il compositore-assessore alla Cultura Filippo Del Corno, che ha voluto evidenziare la «policentricità» e la «molteplicità delle sedi» della manifestazione e poi sottolineare come sia importante la qualità delle esecuzioni, cosa assai garantita e molto ben presente nella cittadella di «Milano Musica»; la «musica contemporanea (non di rado, ndr) soffre a causa di esecuzioni non all'altezza», non arriva in modo corretto al pubblico che magari se ne distacca. Accanto il direttore del festival Cecilia Balestra che ha reso nota la nascita di un «fondo per la commissione di nuove opere» (a cui Francesconi ha aderito), visto il poco sostegno in questo settore; e ancora il consulente artistico Marco Mazzolini, che descrive il compositore-protagonista come qualcuno andato oltre «il soggettivismo attraverso la ricerca sul linguaggio», verso il risultato della «condivisione». Come a dire, anche nella complessità il messaggio innovativo può arrivare, arriva; la dimostrazione giunge a fine incontro con il virtuosissimo pianista Andrea Rebaudengo in forze all'ensemble Sentieri Selvaggi che ha eseguito un pezzo francesconiano degli anni '80, dove ritmo e velocità e stratificazioni la fanno da padroni, travolgenti però ascoltabili.

Già, Luca Francesconi: direttore della Biennale di Venezia dal 2008 al 2011, appartiene alla generazione nata tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta; eredita l'esperienza delle avanguardie come dato storicizzato e distante. In quel periodo i giovani compositori studiavano Stockhausen, Berio, Boulez, Nono e gli altri padri dell'avanguardia, ma al contempo erano sedotti dal suono del pop e del rock, da Jimi Hendrix a Sting, da Frank Zappa a Jim Morrison. Sentono che ogni mappa va ridisegnata e affrontano la terra incognita con una consapevolezza in cui l'entusiasmo si mescola a un'inquietudine radicale. Lui è uno di loro. E va all'estero per poi tornare. Oggi - ma in realtà da parecchio tempo e in molti ambiti - viene celebrato per il suo innovativo e originale lavoro. E dunque pure in questo festival foriero di cose e formazioni da vedere (o rivedere). Ecco il ciclo Stockhausen, ben otto concerti dedicati al gigante tedesco; laVerdi, Filarmonica e OsnRai protagoniste degli eventi sinfonici, tre gli ensemble ospiti Les Percussions de Strasbourg Jack Quartet e i Sentieri diretti da Carlo Boccadoro. I due eventi al Teatro alla Scala vogliono ricordare Claudio Abbado e Luciana Pestalozza (27 ottobre) e Paolo Grassi (11 novembre) in occasione del centenario della nascita. Novità: tra le sedi (12 per 24 appuntamenti) si registra l'ingresso del Teatro Franco Parenti e del Santeria Toscana 81. Tutto questo un notevole sforzo grazie pure al contributo di Mibac e Comune, degli sponsor, tra i quali Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Banca del Monte di Lombardia.