Milano ricorda Crepax e il pianeta Valentina

«Dicono di me che esco poco da Milano, dalla mia casa e perfino dalla mia stanza. È vero. Non mi piace viaggiare. O meglio, sono un viaggiatore immobile. Amo stare in casa, sentire il rumore della città, i tram che sferragliano, il pulsare delle attività. E in questo senso, quale altra città meglio di Milano?». Impossibile trovare, fra le star della «nona arte», come oramai si indica il fumetto, un autore più milanese eppure più universale di Guido Crepax. A dieci anni giusti dalla sua scomparsa (31 luglio 2003), Milano ne ricostruisce la personalità poliedrica nella mostra Guido Crepax. Ritratto di un artista, che apre oggi a Palazzo Reale ed è visitabile fino al 15 settembre (ingresso libero) negli spazi dell'Appartamento di Riserva.
Architetto di formazione, profondamente legato al mondo della comunicazione pubblicitaria, dell'illustrazione e del design, trovava naturale disegnare guardando alle suggestioni del grande schermo e della fotografia, e nel chiuso del suo studio, immerso nel cuore della città, inventava un nuovo modo di costruire la striscia, come il regista di un cinema d'inchiostro.
L'esposizione, progettata e allestita dall'Archivio Crepax, per la prima volta indaga la galassia dell'artista a 360°, raccogliendo un centinaio di tavole originali (su oltre 4500) suddivise, sala per sala, in 10 aree tematiche: si parte proprio da Milano, palcoscenico di mille avventure.
Quella Milano di cui divenne a suo modo cantore fedele, con ampie incursioni -tanto eleganti quanto taglienti- nella politica, nella società, nell'opinione. Si passa quindi alla vita privata, la famiglia, la casa, gli affetti. Poi le donne nate dal suo pennino. Valentina, certo. Fotografa di moda che si emancipa, insegnandoci che l'erotismo è più erotico se raffinato, che l'eccitazione è cerebrale prima che carnale. Eroina che invecchia, cosa inconsueta nel mondo senza tempo del fumetto.
Ma anche Belinda, Bianca, Anita, Francesca, Giulietta. Le altre, appunto. E ancora Moda, Design (molte, e non casuali, le citazioni di oggetti e accessori che hanno fatto la storia del disegno industriale italiano), Letteratura, con le celebri rivisitazioni dei classici e chicche per cultori come i 12 disegni realizzati nel 1971 per L'Encyclopedie de Valentina (ispirata a Diderot e D'Alembert), Cinema, Fotografia, Arte e, naturalmente, Musica. Nota la passione dell'artista per la classica (il padre, Gilberto, era primo violoncello alla Scala sotto Toscanini) e il jazz, spesso citato nelle storie: molto ricercate le «disegnate» per il mensile Musica Jazz, e fortunati i possessori dei dischi con le sue copertine! Solitario artigiano, era meticoloso, pignolo e puntuale, ricordano i figli Antonio, Caterina e Giacomo.
Tra una sala e l'altra, scopri anche qualche curiosità: ad esempio che Crepax fosse, fin da ragazzino, un fervente appassionato delle grandi battaglie della storia, al punto tale da disegnare ambientazioni e soldatini per giocare con gli amici. O che amasse Ariosto, di cui leggeva intere ottave alla moglie Luisa, all'ora di cena. O ancora, che nel suo lavoro si sentisse come un ragno sulla tela: «Succhio immagini e fatti delle vite degli altri traducendole in frammenti di storie».
«Guido Crepax
ritratto di un artista»
Palazzo Reale
20 giugno - 15 settembre