A Milano si occupa sfilando tra applausi su un tappeto rosso

Lo Zam con abito scuro e tacco si prende l'ex Spazio Forma L'immobile è di Atm, che protesta: «Non era abbandonato»

Tutto si potrà dire dei «bad boys» dei centri sociali fuorché non siano di parola. Dopo gli sgomberi estivi di Zam e Lambretta, gli antagonisti avevano annunciato che sarebbero tornati a occupare. Dando anche le date: sabato 20 il Lambretta, sabato 27 lo Zam. E così è stato. E se il primo ha addirittura anticipato di un giorno, il secondo è stato di una puntualità da treno svizzero. Ieri si sono riuniti in via Santa Croce quindi hanno marciato fino a piazza Tito Lucrezio Caro e sono entrati nell'ex spazio Forma. Ironia della sorte, il centro culturale se n'era andato perché Atm, proprietaria dello stabile, aveva chiesto un affitto troppo alto. Ora si becca gli autonomi gratis e a tempo indefinito. Atm precisa che lo spazio non era abbandonato («i precedenti locatari non pagavano l'affitto») e che presto sarà assegnato con gara pubblica già bandita.

Le vicende dei centri sociali avevano animato l'estate, con due sgomberi consecutivi. Il 23 luglio era stato liberata l'ex scuola, occupata un paio di anni fa. In quell'occasione il Comune se l'era cavata spedendo in Procura una relazione in cui dichiarava lo stabile pericolante, costringendo i giudici a ordinare l'intervento. Con il Lambretta non avevano neppure dovuto alzare un dito, aveva fatto tutto l'Aler che il 26 agosto aveva ottenuto la restituzione delle sue villette liberty in piazza Ferravilla dopo 3 anni di occupazione. Presi di sorpresa, anche per le ferie che aveva allontanato dalla città molti «compagni», gli sfrattati avevano abbozzato, salvo poi gridare il classico «vendetta, tremenda vendetta». Così già ai primi di settembre avevano dato il calendario delle prossime occupazioni. Che sono arrivate puntuali. Venerdì è partito il Lambretta che s'è preso un edificio in via Cornalia 6 all'Isola, di proprietà un tempo di Salvatore Ligresti. Essendo privato non è detto che rimangano a lungo indisturbati. Ieri è toccato allo Zam. I militanti si sono ritrovati tutti agghindati a festa, maschietti in giacca e cravatta, femminucce in tubino nero, hanno sfilato su un tappetto rosso per prendere in giro la città della moda. Poi tutti in corteo fino a piazza Caro dove sono entrati indisturbati. Si tratta di un ex deposito Atm, che a fianco conserva ancora la rimessa per i tram. A pochi passi, tra l'altro, da via Custodi, sede del Nucleo Radiomobile della Polizia locale. L'edificio, enorme e con ampie ed eleganti terrazze, dal 2005 anni aveva ospitato la Fondazione Forma. Negli 8 anni successivi, il centro culturale aveva investito 5 milioni di euro per organizzare 80 mostre fotografiche di altissimo livello. Ma la cultura costa, eccome se costa, così i gestori avevano chiesto lo spazio in comodato gratuito per far fronte alle spese, ricevendo un secco rifiuto da parte della Giunta. E così giusto un anno fa, il Forma optò per una più economica sistemazione in via Piranesi.

E ora dopo 12 mesi arrivano i «bad boys» e questa volta sarà difficile per il Comune mandare avanti Aler o Procura. Per poi piangere sugli sgomberi come sono soliti fare Giuliano Pisapia e il suo braccio destro (pardon, sinistro) Paolo Limonta. Se vogliono lo sfratto dovranno chiederlo alla questura in prima persona. Con relativo scontro con quell'area che aveva in massa votato per loro. Così, facile immaginare per lo Zam una lunga e indisturbata permanenza in piazza Caro.