Mille vite di Aldo Buzzi, dalla penna... alle penne

Esce la biografia dell'originale scrittore, regista e gastronomo autore de "L'uovo alla kok"

Scrittore, regista, gastronomo, artista, architetto. Possiamo aggiungere anche altre specialità alla vita lunga del perditempo operoso Aldo Buzzi, morto a 99 anni nel 2010. Buzzi non era uno scrittore che finisce in testa alle classifiche, ma lo leggevano palati esigenti, della letteratura e della cultura cibesca. Era un eccentrico, pur rimanendo legato alle avanguardie del secolo scorso senza lasciarsi mettere in una casella riduttiva. Su Buzzi, autore di «L'uovo alla kok», edito da Adelphi (prima uscita 1979) con illustrazioni di Saul Steinberg, ogni tanto qualcuno scriveva e scrive, ma non come si dovrebbe. Ora è in libreria la biografia dello scrittore nato a Como e diventato milanese: «Le molte vite di Aldo Buzzi. Letteratura, editoria, cultura del cibo», di Luca Gallarini, edizioni ETS di Pisa. Gallarini, docente di letteratura italiana all'Università Statale di Milano, ha fatto un lavoro egregio. Se la vita di Buzzi fosse un carciofo - e Buzzi aveva spine -, Gallarini lo ha analizzato foglia per foglia, barba e gambo compresi. Buzzi si vantava di «avere un debole per quasi tutto». La buona tavola, in primis. Anche quando significava perdersi guardando le ostesse di Cimiano o scrivere sarcastiche odi del pepe già macinato, del porta pane di plastica, del pollice che il cameriere immerge nel piatto della minestra, del ricciolo di burro adagiato su pallidi spaghetti al pomodoro. Aveva un debole per il cinema: lavorò con Lattuada (la sorella del regista, Bianca, fu per 50 anni la non-moglie di Buzzi, erano una coppia indistruttibile), Comencini, Zampa e altri. Nel 1944, impaginato da Bruno Munari, uscì il suo «Taccuino dell'aiuto-regista», fatto ristampare da Paolo Mereghetti e dalla Cineteca di Milano nel 2004. Buzzi, con il fotografo Federico Patellani, girò anche un lungometraggio sulle tracce dei Maya, America pagana, nel 1955. Ma il Buzzi scrittore sorprendente, che per dieci anni ha fatto il caporedattore ai libri Rizzoli, capace di far vibrare le piccole cose, si fa conoscere negli anni Sessanta, con librini che escono nella collana «All'insegna del pesce d'oro» di Vanni Scheiwiller. Casa editrice che Buzzi continuò ad alimentare, con titoli di ridotta circolazione, oggi diventati la preda preferita dei cacciatori di libri del Novecento italiano. Gallarini, con la sapienza del professore e l'amore devoto del lettore, in 264 pagine informatissime ci fa conoscere Buzzi. Un nome di cui Milano deve andare orgogliosa, magari organizzando un convegno o altro per dare il giusto rilievo a chi, come Gillo Dorfles, visse un secolo sotto il Duomo, rinnovando gli umori della città. «Parliamo d'altro» e «Stecchini da denti», come a dire cose trascurabili, sono tra gli ultimi volumi di Buzzi, usciti da Ponte alle Grazie. Chissà se sarebbe felice lo schivo scrittore di sapere che si parla tanto di lui, addirittura un libro intero. Gallarini, e gli amanti di Buzzi, si augurano di sì.