«Il mio concertone agli Arcimboldi dedicato ai terremotati»

Il 29 il cantautore porterà sul palco tanti artisti in favore dell'Aisla e dei paesi colpiti

Ferruccio Gattuso

La forza di dire sì (come recita il titolo del suo ultimo doppio album) e anche quella di far dire di sì. Ron ha questo potere e, se deve sfruttarlo per una nobile causa, non si fa alcun problema a usarlo. Ecco perché al suo atteso concerto al Teatro degli Arcimboldi a Milano il 29 settembre - un evento benefico a favore dell'associazione Aisla, impegnata da oltre 30 anni nella tutela, nell'assistenza e nella cura dei malati di Sla il cantautore pavese porterà un parterre ricco di colleghi che, per l'appunto, a lui hanno detto sì: sul palco dunque sono attesi duetti con artisti come Francesco Renga, Loredana Bertè, Emma, Giusy Ferreri, Nek, Max Pezzali ed altri in via di definizione. La novità di queste ore è che Ron e Aisla hanno deciso di devolvere l'incasso del concerto milanese (biglietti in prevendita su ticketone e nei punti vendita abituali) a favore dei paesi del Centro Italia colpiti dal recente terremoto.

Ron, lei da sempre è artista sensibile a certi temi, ma evidentemente riesce ad essere anche contagioso: come ha fatto a convincere così tanti suoi colleghi?

«Ho due segreti: uno è la fortuna. La fortuna, cioè, di aver trovato tutte persone con una testa e un cuore. La seconda è che non passo per agenti o case discografiche: telefono direttamente a loro. Certe cose richiedono la faccia e la voce. E poi...».

E poi?

«E poi questo disco arriva a dieci anni da quello che incisi sempre a favore di Aisla, Ma quando dici amore: un progetto in cui parteciparono artisti come Dalla, Baglioni, Consoli, Jovanotti, e che si rivelò un'operazione artisticamente valida e beneficamente limpida».

La sua scelta di suonare anche per i paesi colpiti da terremoto le fa onore...

«Ero nella mia casa di Garlasco quando seppi della terribile notizia: ora dopo ora aumentava il numero delle vittime. Mi è venuto naturale pensarci. Così come ai responsabili di Aisla, con cui collaboro da molti anni, da quando il mio migliore amico è stato colpito dalla Sla. La risposta degli italiani in questi frangenti è sempre generosa».

In La forza di dire sì, oltre ai duetti con artisti come Marco Mengoni, Lorenzio Fragola, Malika Ayane, Giuliano Sangiorgi ci sono due brani - Non abbiam bisogno di parole e Chissà se lo sai - rispettivamente interpretati con Pino Daniele e Lucio Dalla: se fossero ancora tra noi il 29 settembre sarebbero agli Arcimboldi?

«Ne sono certo. Lucio aveva già partecipato ad iniziative con me, con Pino avevo realizzato il progetto a quattro con De Gregori e Mannoia. Sono due artisti che mi hanno dato molto su tutti i fronti. Di Lucio, soprattutto, mi porto dentro la sua fame di vita, la sua intelligente curiosità e sete di scoperta, qualcosa che è raro trovare oggi in molti giovani artisti. Lucio mi ha insegnato a prendere dannatamente sul serio la musica: mi produsse quando avevo 16 anni, ero andato al Festival di Sanremo e mi avevano bocciato Occhi di ragazza...»

La scelta degli Arcimboldi e di Milano per il concerto com'è avvenuta?

«Avevamo pensato anche all'Arena di Verona, poi però ho riflettuto sul fatto che un teatro era un luogo più adatto all'occasione: per poter parlare tra un brano e l'altro, e spiegare l'intento di questo evento. Oltretutto la dimensione del teatro è quella alla quale, dopo tanti concerti all'aperto, voglio seguire nei miei prossimi progetti musicali».