«La moda? Ai giovani dico: imparate il taglio e cucito»

La stilista Raffaella Curiel ai Magazzini Aperti agli studenti delle scuole professionali

Pamela Dell'Orto

«L'alta moda è amore e passione. È un'esperienza di vita. Non si smette mai di imparare. La prima cosa? È la curiosità. Bisogna immergersi nel mondo della moda del presente e del passato, bisogna studiare la storia dell'arte, anche quella moderna e contemporanea, vedere tutto quel che c'è in giro. Si possono ricevere mille spunti da un quadro, da una foto, da un fiore, da come i pittori mettono insieme i colori... Spesso i giovani non hanno curiosità, e sperano di diventare belli, ricchi e famosi in cinque minuti. Non è così. L'alta moda è perfezione». Parola di Raffaella Curiel che ieri insieme a Lorenzo Riva era al Museo della Scienza e della Tecnica per rappresentare l'alta moda e sostenere i giovani delle scuole lombarde al loro debutto in passerella. L'iniziativa, ideata dall'assessorato regionale allo Sviluppo Economico, si chiama «Magazzini Aperti on tour»: alcune aziende tessili hanno aperto i loro magazzini a oltre 600 studenti, ieri la sfilata con le creazioni degli studenti di 14 scuole lombarde. Il tutto a sostegno della moda e della filiera tessile-abbigliamento, in collaborazione con Milano Unica e Piattaforma Sistema Formativo Moda.

In passerella, anche gli abiti delle ultime collezioni di Lella Curiel, l'intellettuale della moda italiana, figlia della grande Gigliola (che dal dopoguerra ha vestito tutta l'aristocrazia italiana e internazionale), e di Lorenzo Riva, lo stilista-sarto con la missione di esaltare la bellezza delle donne. Ed è proprio Riva a raccontare che «quella della Curiel è stata la prima sartoria in Italia, ed è ancora la più importante. La casa Curiel è nel mondo da decenni e decenni, perché è di alta classe». In sala anche Gigliola Curiel, figlia della cuoturier, che ai giovani consiglia: «La prima cosa è la curiosità. La moda è uno specchio dei tempi e ora sta vivendo un momento di confusione. La vera moda si vede dalla semplicità delle linee non nel voler stupire. La seconda cosa è l'umiltà, poi la conoscenza dei tessuti e dei materiali. Disegnare? È l'ultima cosa». Poi, un salto nel passato, quando le donne più eleganti del mondo come Maria Callas frequentavano le grandi sartorie italiane. «Negli anni 50 alla Scala c'erano gli abiti da sera più belli ed erano quelli della Curiel. Io li vedevo e dicevo: anche io voglio diventare come lei», racconta Riva che dopo aver lasciato il pret a porter si dedica unicamente all'alta moda. E conclude: «Per diventare stilisti bisogna prima saper tagliare, cucire, e conoscere i tessuti, il computer arriva dopo».