Monica, Luca e quel bambino che stava per non nascere

Una famiglia normale e felice, poi due licenziamenti e la "seria intenzione" di interrompere la gravidanza

La mia fede nel valore della Vita ha avuto una conferma in più.

Infatti giovedì della settimana scorsa sono arrivati, accompagnati dalla nostra operatrice Giulia, che fa accoglienza per conto dell'ospedale, una bella coppia, Monica e Luca con il loro bimbo Simone di 7 mesi, con l'intenzione più seria di interrompere la gravidanza.

«Stavamo bene fino a qualche tempo fa; le nostre occupazioni ci permettevano di contare su un'entrata fissa con cui pagare l'affitto della nostra casa e di vivere un'esistenza normale. Poi abbiamo perso tutto. Le aziende hanno chiuso i battenti e il padrone di casa minaccia uno sfratto. Come se tutto ciò non bastasse ecco che mi ritrovo incinta di sei settimane. Portare avanti questa gravidanza sarebbe una follia. Credo che lei sia d'accordo».

Così, nonostante il suo viso dall'espressione dolce, Monica mi chiede come di condividere la sua decisione di interrompere la gravidanza.

Guardo Luca, anche lui con la faccia da bravo ragazzo, attento ad ogni movimento del loro piccolo.

«È molto sveglio mi dice e cerca di essere partecipe della nostra vita familiare».

Come sempre in questi casi mi sento mancare l'aria e la capacità di sostenere una situazione così difficile e già decisa.

Siamo in silenzio e Simone è l'unico che fa sentire la sua voce allegra e brillante.

Lo guardiamo tutti intensamente e sento con assoluta certezza il loro amore per questo figlio.

Ciò mi dà la forza per intervenire: «Avete pensato che poco più di un anno fa Simone, così bello e sveglio ora, era esattamente come il bimbo che sta crescendo dentro Monica? Certamente era molto più piccolo, ma è lo stesso bambino che abbiamo qui con noi oggi e che ci rallegra con tutti i suoi versetti e movimenti».

La mia sensazione è quella di aver fatto scoppiare una piccola bomba; si guardano, prendono le manine di Simone come a sincerarsi che sia vivo e che stia bene.

«È vero, dice Monica con dispiacere è proprio così, ma con tutti questi problemi, per esempio quello della casa che non avremo, cosa potremmo fare?».

«Purtroppo rimarrete senza casa e senza il vostro bambino. Interrompere la gravidanza non è certo la soluzione del problema che vi assilla. Permettete che faccia una telefonata?».

Improvvisamente mi è ritornata alla mente una comunicazione fatta all'ultima equipe: «L'appartamento di via Eustachi si è liberato, perché a quella coppia è stata assegnata una casa popolare».

A questo punto posso offrire a Monica e Luca la possibilità di occupare loro questo bel bilocale, che da poco era stato anche ristrutturato.

Li guardo intensamente dicendo: «Posso raccontarvi una storia? Anni fa mi avevano chiamato per una testimonianza nella parrocchia di Santa Francesca Romana. Tra i presenti c'era una signora, avanti negli anni, che adorava i bambini. Evidentemente il mio racconto l'aveva fatta riflettere e così ha stilato un testamento in cui lasciava l'eredità della casa al nostro Centro, perché venisse occupata da una mamma incinta senza dimora con il proposito di abortire per questo motivo. Vorreste occuparla voi? Sono sicura che la signora che ha fatto questo dono ne sarebbe felice e l'appartamentino è proprio adatto ad ospitare una bella famigliola».

Monica è molto sorpresa, troppo sorpresa e non riesce ad accettare la proposta. «Monica, non dico mai bugie, soprattutto su cose così serie. Sono convinta che stabilirvi in quella casa potrebbe essere l'inizio di una vita nuova, regalandovi un po' di serenità».

Monica però è sempre perplessa.

«Non riesco a crederci, vorrei vederla».

E così fissiamo un appuntamento con Laura che li accompagnerà in via Eustachi e sarà per stamattina.

Sono arrivati molto più distesi e felici e hanno chiesto a Laura di vedermi.

Li ho abbracciati con entusiasmo dicendo: «Questa vostra presenza è un sì, vero?».

È stato Luca a rispondere:

«Non ci era mai capitata una cosa così bella così Simone avrà un fratellino».

L'emozione di questo momento è stata di tutti noi, ma in particolare di Monica che mi ha stretto a sé più volte.


Paola Bonzi
Fondatrice del Centro di aiuto alla vita Mangiagalli onlus