Morto in gita, il mistero degli slip

Trovati accanto al corpo della vittima gli indumenti intimi. La pista del messaggio di un presunto testimone

Al momento non ci sono indagati, non ci sono ipotesi di reato e anche per stabilire se le feci trovate nei corridoi dell'hotel «Leonardo da Vinci» appartengano a una o più persone si aspettano i risultati del Dna. Sono 13 giorni che la squadra mobile sta indagando sulla strano incidente che ha causato la morte del 19enne Domenico Maurantonio in gita con la scuola a Milano domenica 10 maggio, ma il dirigente della Mobile Alessandro Giuliano non ci sta a confermare nemmeno una delle illazioni uscite sui quotidiani. E sostiene quanto continua a sostenere dal giorno dei risultati dell'autopsia: «Il cadavere del ragazzo padovano precipitato dal quinto piano dell'albergo attraverso la finestra della scala antincendio presenta fratture compatibili con una caduta accidentale. Al momento non abbiamo evidenze nemmeno sul fatto che si sia trattato di una bravata, dobbiamo aspettare l'esito degli esami tossicologici e ci vorrà ancora tempo». E Giuliano è d'accordo quando gli facciamo notare che se davvero ci fosse un'azione di gruppo premeditata e finita male per il povero studente padovano dello scientifico «Ippolito Nievo», qualcuno tra i compagni - a meno che non ci troviamo davanti al genio del male con complici altrettanto freddi e distaccati -, dopo oltre dieci giorni di indagini e interrogatori, sarebbe crollato, sfinito, confessando eventuali colpe.

E invece per ora non ci sono elementi, testimonianze, prove che lo possano confermare. Giuliano ha dichiarato ieri che il 19enne di Padova morto il 10 maggio a Milano dopo essere caduto dalla finestra che dà sulle scale antincendio non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato. Mutande e pantaloncini, così come le scarpe, sono stati trovati vicino al cadavere. «I ragazzi quella sera hanno fatto festa e sono andati a letto tardi, intorno alle 5. Non sappiamo perché Maurantonio abbia cercato la toilette fuori dalla sua stanza dove pure il bagno c'era. Quel che ripetono i suoi compagni di stanza è che si sono addormentati e lui era nel suo letto, quando si sono svegliati non c'era più».

Inoltre Giuliano ha giudicato «inattendibile» il messaggio apparso su Whatsapp di un presunto testimone della morte di Domenico Maurantonio. L'autore di quel messaggio «è stato a lungo cercato e infine individuato. Si tratta di un frequentatore dell'albergo, ma non sa niente - ha sottolineato il capo della Mobile -, tutto ciò che ha scritto è frutto di un passaparola, di notizie apprese sui giornali o in televisione. Non è un testimone diretto».

Intanto, come già riportato dal quotidiano La Repubblica , nell'inchiesta sulla morte dello studente è entrato in campo il «super consulente» del caso di Garlasco. La Procura di Milano ha infatti nominato tre nuovi specialisti in analisi tecnica, chiamati ad analizzare il corpo di Domenico Maurantonio e altri reperti agli atti dell'inchiesta. Fra i consulenti c'è anche Marzio Capra, docente dell'università Statale di Milano, esperto in valutazioni biologico-genetico forensi e già consulente della famiglia di Chiara Poggi, assassinata a Garlasco il 12 agosto 2007. L'augurio della Procura è che le nuove verifiche possano dare una risposta a una tragedia che per ora sembra non avere una spiegazione chiara.