Moschea, progetto e braccio di ferro

L'obiettivo è un edificio con biblioteche, sale e ristorante. Ma il Comune: "Se proseguono così niente aree"

Una moschea a Lampugnano. Un grande edificio religioso che costerà dai 5 ai 10 milioni e che - secondo i musulmani - potrà essere costruito in tempo per il 2015 (ma non dentro il sito Expo). Finalmente i centri milanesi escono allo scoperto: ieri hanno presentato (almeno in parte) il progetto, lanciando una campagna di pressione sull'Amministrazione comunale, per indurre la giunta a uscire da un'impasse che si trascina ormai da anni. Il «pressing» prevede due grandi: l'11 aprile «il venerdì dei diritti», grande preghiera comunitaria al Palasharp per lanciare la proposta del Caim. E 18 aprile un «grande evento rivolto alla cittadinanza milanese per presentare il grande progetto della moschea.
Del progetto è stato svelato solo l'interno, in particolare l'area dedicata alla preghiera, che tuttavia sarà solo una parte dell'edificio. Il progetto, infatti, prevede un'ala altrettanto ampia destinata a uso «sociale»: biblioteca, sale conferenze e anche un grande ristorante, per accogliere i fedeli e i visitatori, che saranno presumibilmente molti durante i mesi dell'esposizione universale. La moschea, infatti, sarà costruita per l'Expo, l'evento che ospiterà 144 Paesi, fra cui Pakistan, Egitto, Turchia, Siria, Oman, Arabia Saudita, Libia e Tunisia. Ma la moschea immaginata dai musulmani non sarà dentro il sito Expo. I centri islamici avevano già chiaramente spiegato di non gradire una sistemazione, magari temporanea, dentro il sito di Rho. L'obiettivo è una moschea in città. Ed è un obiettivo anche simbolico, dunque. Il progetto, come detto, non è stato completamente svelato. In particolare l'esterno resta un piccolo segreto, che sarà svelato in occasione di due iniziative che il Caim (il Coordinamento dei centri islamici) ha già messo in cantiere per il mese prossimo. Il minareto tuttavia si può intuire, come gli elementi architettonici che sembrano richiamare le antiche moschee del Medioriente o i più moderni edifici di culto islamico anche europei.
Il Caim, come detto, ha deciso di rompere gli indugi, lanciando una campagna: «Una moschea a Milano? Sì, prego!», che suona come un appello all'amministrazione a prendere una decisione sull'argomento. «Abbiamo atteso anni - spiega il coordinatore del Caim Davide Piccardo - la nostra proposta è molto chiara e pubblica, ora ci devono dare una risposta. In anno con un grande sforzo ce la possiamo fare, almeno in parte. La zona è quella che già usiamo da anni, è ampiamente testata, ben collegata e non ha dato problemi di alcun tipo ai residenti, che peraltro sono lontani. Ora tocca al Comune decidere».
Finora mancava la risposta del Comune, ieri è arrivata. «L'amministrazione - ha detto il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris - ha avviato un percorso che vuole e deve coinvolgere tutte le associazioni islamiche presenti sul territorio». «Un percorso che ripeto deve tener conto di tutte le istanze, che non sono solo quelle espresse dal Caim. Il progetto vede anche una interlocuzione con alcuni dei Paesi che parteciperanno ad Expo e che vogliono partecipare al processo di facilitazione del dialogo interreligioso. Se il Caim insiste nel voler perseguire una strada autonoma - ha avvertito - l'amministrazione nel rispetto delle regole non pone ostacoli, ma in questo caso non potranno essere messe a disposizione aree pubbliche.