Le mosse di Toti e i nodi da sciogliere

Il presidente del Consiglio Fermi: «Operazione non contro, dentro il partito»

Il governatore ligure Giovanni Toti continua a far parlare di sé. Ieri ha lanciato il logo della sua iniziativa, «Italia in crescita», dando appuntamento ai suoi sostenitori per il 6 luglio al teatro Brancaccio a Roma. In Lombardia la pattuglia dei parlamentari propensi a seguirlo al momento comprende i bergamaschi Alessandro Sorte e Stefano Benigni, e il lodigiano Claudio Pedrazzini. L'entourage del governatore fa i conti con le adesioni territoriali e alla «cosa totiana» si mostrano interessati gli esponenti di un centrodestra al momento «senza partito», come l'ex consigliere regionale Vittorio Pesato che arriva da destra o come un altro pavese, Nicola Niutta, ex Ncd appena rieletto in Comune con una lista civica e oggi indicato dai pronostici come possibile presidente del Consiglio comunale. Ma attenta agli sviluppi dell'iniziativa è anche la ex vicepresidente della Regione Viviana Beccalossi, che appare intenzionata a verificare, con altri «amici», le destinazione finale del progetto.

La mètà di questo treno in partenza da Roma è la prima incognita per chi sta alla finestra a guardare con un qualche interesse. L'operazione contiene in sé un certo margine di manovra ancora irrisolto, una certa ambiguità (probabilmente voluta) fra l'azione di rilancio interna a Forza Italia e la «scissione verso» lidi diversi.

I promotori giurano che, almeno in prima battuta, intendono la loro battaglia come interna all'orizzonte azzurro, oltre che alla sua storia. I critici già vedono una scissione in atto. E se scissione sarà, la prospettiva è un matrimonio con Fdi o un cespuglietto - come si diceva un tempo - dei «sovranisti»? E un eventuale nuovo partito quale forza potrebbe avere e quanti posti potrebbe garantire? Tutti nodi al momento irrisolti e destinati, una volta risolti, ad accontentare qualcuno e a scontentare altri. Interrogativi simili sono stati sollevati anche nel corso dell'incontro che Toti ha avuto due giorni fa al Pirellone. Nato come vertice con tre consiglieri azzurri, si è poi allargato anche ad altri, comunque propensi a derubricarlo a «saluto istituzionale», senza particolari significati politici dunque. Il tutto poi è condizionato dai tumultuosi scenari politici nazionali. Gli interlocutori diretti di Toti in Regione sono Giulio Gallera, Mauro Piazza e Alessandro Fermi (forse Paolo Franco) ma è vero anche che le elezioni regionali si sono celebrate appena l'anno scorso e al Pirellone tutti hanno davanti la prospettiva di altri 4 anni di lavoro. Chi non ambisse a un salto verso Roma, dunque, potrebbe temporeggiare, restando in Consiglio al «riparo» dalle evoluzioni nazionali e privilegiando - come priorità - la compattezza di un gruppo che oggi conta 14 consiglieri. «L'iniziativa - spiega Fermi - per come ci è stata spiegata ieri da Toti che è venuto a incontrarci, è per e non contro, per dare nuova linfa, nuova energia, per cambiare ma da dentro, all'interno del partito. Se queste sono le condizioni per guardare a un cambio e una rigenerazione della nostra proposta, se ci si confronta e si coglie una possibilità di dar vita a un dialogo positivo, si può creare una doppia opportunità: partecipazione, regole, con la speranza di riattivare un dialogo che sia costruttivo».

AlGia