Multato con 80 euro perché in negozio ascoltava la musica

Un mobiliere di Porta Venezia punito per una legge del 1941 Oltre al balzello dovuto alla Siae contributi alla Società fonografi

Un negozio multato perché il suo proprietario è stato sorpreso con la radio accesa durante l'orario di apertura. A raccontarlo, piuttosto contrariato, un commerciante di mobili in zona Porta Venezia che si è visto compilare un verbale da 80 euro. Nulla di irregolare, perché lui stesso spiega di essere stato trovato dagli agenti sprovvisto del necessario contratto con la Siae, la Società italiana autori ed editori a cui è dovuto l'obolo nel caso si diffonda musica in pubblico. Ma questo non gli impedisce di lamentare l'assurdità di una sanzione ricevuta per il semplice fatto di aver passato il tempo ascoltando un po' di musica nell'attesa dei clienti. Attesa che, spiega lui, in questi tempi di magra, diventa purtroppo sempre più lunga. Una trasgressione, quella di aver ignorato il pagamento dei diritti d'autore, immediatamente verbalizzata mentre all'esterno i marciapiedi erano come sempre pieni di venditori abusivi di merce contraffatta. Extracomunitari che a Milano sembrano ormai godere di un'immunità territoriale. Quello sì un vero danno per i commercianti (e magari anche per gli acquirenti, vista l'irregolarità e spesso la tossicità dei prodotti) su cui di solito gli altrimenti solerti agenti della polizia locale e delle forze dell'ordine sono più portati a chiudere un occhio.

Certo, nessuno contesta il fatto che sia in vigore una normativa della Siae che prevede l'obbligo del pagamento anche per gli esercizi commerciali nei quali siano diffuse musica e video. Ma c'è anche da dire che si tratta del riconoscimento di un tributo che porta addirittura la data dell'anno di grazia 1941 e si rifà alla legge per la tutela del diritto d'autore. Un onere rapportato anche alle dimensioni del negozio: più è grande, più la musica che vi viene suonata è costosa. E maggiorazioni ci sono anche in relazione alle strumentazioni utilizzate.

Ma non basta. Perché oltre al tributo dovuto alla Siae, sui commercianti pesa anche quello dovuto alla Scf, la Società consortile fonografi che, come si legge nel suo sito, «gestisce in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi, dovuti ad artisti e produttori discografici, per l'utilizzo in pubblico di musica registrata, come stabilito dalle direttive dell'Unione europea e dalla legge sul diritto d'autore». Un'altra gabella. «Che ricade sempre sui bilanci delle aziende che non stanno certo attraversando un momento brillante», si lamenta un rappresentante della categoria che non può che allargare le braccia alla notizia del negoziante multato perché ascoltava la radio nel suo negozio di mobili.

«A volte chi non conosce le normative rimane stupito dal fatto che anche un apparecchio acceso solo per far compagnia in negozio sia soggetto a un tributo», spiegano a Federmoda, l'associazione di Confcommercio che per evitare spiacevoli sorprese e far risparmiare i suoi soci ha siglato proprio con la Siae una convenzione che mette al riparo dalle multe. E alleggerisce il balzello.

Commenti

steled

Lun, 22/12/2014 - 15:33

Dovrebbero vergognarsi, con lo schifo che c'è in giro e fanno finta di non vedere, danno multe medioevali a chi lavora.