Il Museo del Paesaggio riapre con il «Rodin russo»

Verbania, dopo un lungo restauro Palazzo Viani dedica un'antologica allo scultore Troubetzkoy

Francesca Amè

Ricorderemo questa estate 2016 come quella della «rinascita dei laghi». Alla varietà dell'offerta sul Lago di Como complice l'atmosfera glam che da sempre lo abita eravamo abituati e il programma della nuova edizione del «Lake Como Film Festival» non ha tradito le aspettative: ospite d'onore di questa edizione è Peter Greenway, che arriverà il 18 luglio al teatro Sociale per discutere del rapporto tra il paesaggio (lacustre) e il cinema. Del lago d'Iseo e della fortunata passerella di Christo si è detto ormai tutto, ma è dal Lago Maggiore che arrivano altre interessanti novità. Ha appena riaperto, dopo due anni e mezzo di lavori di restauro, il museo del Paesaggio di Verbania: la sede è a Palazzo Viani Dugnani e in questi mesi estivi ospita un'ampia rassegna su Paolo Troubetzkoy (fino al 30 ottobre). Il nome non ha l'appeal dei grandi della storia dell'arte, ma parliamo di un artista che fu famoso per essere il «Rodin russo» e che ebbe una vita legata a doppio filo con la Lombardia. Le centocinquanta sculture in gesso esposte ora a Verbania sono parte della grande collezione lasciata al museo dagli eredi di Troubetzkoy che nei pressi del Lago Maggiore, ad Intra, nacque nel 1866 da padre aristocratico russo e madre cantante americana. Una miscellanea genetica che portò Troubetzkoy a viaggiare per mezzo mondo, compresa quella «scapigliata» Milano in cui conobbe Tranquillo Cremona e poi Segantini, D'Annunzio. Talentuoso con il gesso, Troubetzkoy dedicò una maestosa scultura a Garibaldi e una anche al generale Cadorna, prima di lasciare Milano per Mosca dove conobbe Tolstoj, fece il ritratto allo zar Alessandro III, per poi girovagare tra Parigi e New York, sempre abile nel ritrarre i volti del potere dell'epoca, comprese le star di Hollywood. A Lago Maggiore resta legato: a Suna, soggiorna ogni estate a Villa Ca' Bianca e negli anni Venti fa il ritratto anche a Mussolini. Di questo scultore impressionista, ottimo nella tecnica di fusione a cera, in mostra si possono ammirare eleganti figure femminili, nudi raffinati e sinuosi, ballerine, i busti maschili: è una piacevole scoperta. Non molto distante dal museo del Paesaggio, a Pallanza, la frazione di Verbania che si affaccia sul lago, ha appena aperto anche un'altra mostra che merita una visita: s'intitola «Immaginare il giardino» ed è allestita negli spazi di Villa Giulia. Come spiegare la storia della rappresentazione del giardino, dal Seicento all'Ottocento? Michael Jakob, storico dell'arte esperto sul tema, ha usato le incisioni e il cinema. Nella prima parte della mostra un centinaio di incisioni firmate dai maestri dell'epoca ci mostrano la perfezione geometrica del verde nel Settecento, gli artifici settecenteschi, il ritorno alla natura nell'Ottocento. Ci sono pezzi come le rare incisioni delle «Otto vedute di giardini di Roma» firmate da Giuseppe Vasi ma che per la qualità del disegno paiono di Piranesi, che di Vasi fu allievo. Dopo i giardini «all' italiana» è la volta delle litografie austriache, con i disegni e i progetti per la Vienna asburgica e dei pittoreschi lavori del francese Le Rouge, cartografo di grande gusto. Gli antichi giardini hanno solleticato la curiosità (e talvolta nutrito le angosce) dei contemporanei: la seconda parte della mostra si concentra sui filmati di autori come Chris Welsby che vedono il giardino quale luogo perfetto per indagare la percezione della luce. Si esce da Villa Giulia con l'idea che l'architettura verde sia molto più che decorazione: racconta la nostra visione del mondo.