Nelle case di via Bolla: «Prigionieri dei nomadi»

I residenti vivono nella paura: «C'è il racket delle occupazioni e gli alloggi sono fatiscenti»

Giacomo Iacomino

Prigionieri di un campo Rom. Verticale. È così che si sentono gli abitanti delle case Aler di via Bolla. Le loro case cadono a pezzi, eppure pagano regolarmente la luce, il gas e un regolare contratto di affitto. In tutto sono 244 alloggi tra i numeri civici 26 e 42: dieci sono sfitti, 64 occupati abusivamente, soprattutto da slavi e romeni. «Si attaccano ai contatori, rubano l'elettricità, cambiano le serrature e trasformano il quartiere nel loro territorio», denunciano i residenti, la cui pazienza è ormai finita da tempo. «Solo una cosa vorrei chiederle: non lasciateci da soli». È un filo di voce quello con cui la signora Maria, 86 anni, tre tumori al viso e residente in via Bolla da sempre, si rivolge al consigliere regionale di Forza Italia Fabio Altitonante, che ieri mattina, insieme alla consigliera del Municipio 8 Aurora De Muzio, la Digos del Commissariato di Bonola e alcuni rappresentanti dell'Aler ha effettuato l'ennesimo sopralluogo nella zona.

È come vivere in trappola. Molti appartamenti hanno bisogno di manutenzione. In camera da letto gli anziani vivono con le bacinelle sul comodino, ci sono infiltrazioni d'acqua che rischiano di allagare il pavimento. Topi e scarafaggi infestano le parti comuni e non c'è un portone di casa che non sia danneggiato da atti di vandalismo. Non solo. Il signor Gaetano, che vive in via Bolla da trent'anni, con una torcia illumina le cantine, diventate ormai vere e proprie discariche. C'è di tutto, giocattoli, coperte, valigie, persino dei motorini, presumibilmente rubati. E l'odore è nauseante. Fuori di casa va anche peggio, se possibile. «Riceviamo minacce, aggressioni, insulti - raccontano gli abitanti - Molestano i nostri bambini, subiamo aggressioni, poi però dobbiamo pagare le loro multe, trecento euro di tasse sui rifiuti perché abbandonano l'immondizia in strada».

Molti residenti vivono qui da quando queste case sono state inaugurate. Come il signor Roberto: «Io ormai giro in questa zona armato, un cacciavite, un coltello, quello che trovo in casa - spiega-. Ma loro sono troppi. Proprio ieri hanno messo le mani addosso alla mia bambina. Ho cercato di intervenire e mi ritrovo un livido grosso come un'arancia sul fianco». Vivono nel terrore di essere aggrediti, ma non è sempre stato così. Le cose sono cambiate circa due anni fa, quando i romeni hanno preso in mano il racket delle case abusive. «Vent'anni fa c'erano gli spacciatori, si stava meglio con loro», dice un'altra donna. Che aggiunge: «Abbiamo paura a uscire di casa ma anche a lasciarla incustodita, perché in un'ora loro spaccano tutto e se la prendono». Forzano la serratura. Scrivono il loro nome su uno scotch di carta e si chiudono dentro. Occupano e gestiscono: la maggior parte di loro, come detto, hanno origine romena. Anche se i residenti precisano: «Non è razzismo. Alcuni, per quanto abusivi, sono educati e puliti. Salutano, i loro bambini giocano senza dare fastidio e pagano anche le bollette». E questa è una situazione che riguarda anche molti italiani nel quartiere. Come Barbara, abita al civico 42 da sei anni ma non ha alcun contratto di affitto. Suo marito è su sedia a rotelle: «Fanno le grigliate dove gli pare, io chiedo almeno di portare via i rifiuti e mi sputano addosso, non rompere, mi dicono. E fanno i loro bisogni in piazza».

Come lei, sono tanti gli abusivi che pagano le bollette e sperano in un condono. Che però non arriverà, il consigliere Altitonante lo dice ad alta voce e spiega che le nuove graduatorie online, stavolta, premieranno gli italiani. «Ma queste sono soluzioni di lungo periodo - aggiunge l'esponente di Fi - Qui c'è una forte tensione sociale che rischia di esplodere. Occorrono sgomberi programmati ma perché le forze dell'ordine possano procedere, il Comune deve decidersi a dire sì».