"Nelle periferie senza luce i ragazzi si perdono"

Lo scrittore Pinketts racconta la giovinezza: "C'era violenza anche nel mio Giambellino"

In una civiltà che non ne vuole sapere di eroi e antieroi, ragazzini che a 14 anni maneggiano le armi come se fossero scettri con cui sentirsi re per una notte: re gonfi della potenza della propria volontà. Non importa che sia bene o male, che il comando sia buono o cattivo, se si tagliano le dita di una donna rapinata. E questi minorenni antieroi vengono da lì, da Quarto Oggiaro, ancora una volta, come se ci fossero luoghi condannati per sempre ad essere «culle» dissacranti e piene di sangue.

«Noi indichiamo sempre Quarto Oggiaro come la periferia maledetta, come l'unica da cui arriva la peggiore della gente. Ma le periferie di tutte le città del mondo sono così. Il mio Giambellino non differisce da Quarto Oggiaro, o dalla periferia di Parigi piuttosto che di Napoli. Sono nato in porta Venezia, poi mia madre è stata trasferita al Giambellino e lì ho visto questi ragazzi nascere e crescere in situazioni di violenza estrema, ma non perché ce l'abbiano nel Dna, ma perché intorno a loro non c'è che il buio. Mancano le stelle» commenta lo scrittore Andrea Pinketts, che ha da poco ripubblicato il suo libro «Sangue di yougurt» con Lastaria Edizioni.

Porta Venezia era il luogo delle vetrine scintillanti, i cartelloni pubblicitari sfolgoranti, il Giambellino era oscuro, tetro, lasciato alle tenebre. In tutti i sensi. «È una questione di luce, reale e metaforica. Perché noi definiamo uno dei periodi più alti della storia con la parola Illuminismo? La luce. Le periferie non sono illuminate. La gente vive nel buoi reale, ma anche nel buio della mente. È così facile perdersi nella notte, quando soprattutto la notte è noia, perché questa è la malattia peggiore delle periferie; non c'è nulla e nel nulla scattano le forme di ribellione più violente. Se i giovani non riescono a trovare altro da fare durante il giorno, credono che in questo modo si possa vincere la sfida della vita, perché passano la vita come una sfida contro la notte».

I ragazzini del Giambellino non sono tutti finiti male, alcuni sono risaliti dal fondo del pozzo. Anche questi ragazzi ce la possono fare? «Alcuni ce la fanno perché cercano l'aggregazione giusta. L'uomo vive secondo due tipi di aggregazione: l'aggregazione criminale che purtroppo nel disagio è la più semplice, la scontata, la più diretta. Poi c'è l'aggregazione assoluta e totale con gli abitanti che ti stanno intorno, gli abitanti del quartiere in cui vivi. So che in periferia ora portano degli schermi per fare del cinema all'aperto. Ecco, ancora una volta una cosa illuminante, la luce, quella che ti mostra lo scopo per cui essere. Si sceglie la violenza perché non trova altro motivo per essere».