Nicole Mitchell, la diva del flauto

La Chicago di Obama è anche la culla della nuova generazione del jazz d'avanguardia al femminile del nuovo millennio. Basti pensare alla trentacinquenne sassofonista, clarinettista e cantante Matana Roberts, tra i leader della scena militante afroamericana contemporanea (come testimonia l'imperdibile ed ambizioso progetto discografico «Coin Coin» che sta realizzando sull'etichetta canadese Constellation), ma soprattutto a Nicole Mitchell, classe 1967, la nuova star del jazz statunitense, votata da quasi un decennio a questa parte quale migliore flautista del mondo. E sarà proprio lei l'ospite d'eccezione domani mattina (ore 11, ingresso 12/8 euro) al Teatro Manzoni nell'ambito dell'edizione 2012-2013 di «Aperitivo in Concerto», rassegna dedicata quest'anno all'afrocentrismo, aspetto questo che ha caratterizzato gran parte della musica improvvisata americana dagli anni sessanta in poi.
Già al Manzoni ad inizio gennaio - faceva parte della formazione di Michael Blake, sassofonista canadese tra i più noti al mondo, alle prese con un progetto in bilico tra jazz e Vietnam - la «diva del flauto» ritorna sulle assi dello stesso palco alla testa del Black Earth Ensemble, una formazione inedita e di particolare fascino, in cui spicca la presenza di un altro appassionante virtuoso, il suonatore di kora Ballaké Sissoko (tra l'altro, lo strumentista proveniente da una famiglia di griot maliani è stato più volte collaboratore di Ludovico Einaudi), con la quale non viene meno alla sua mission: recuperare la spiritualità africana inserendola in una contesto improvvisativo, tipico della ricchissima scena jazz di Chicago da cui proviene.
Per la cronaca, lo show milanese dal titolo «Mother Hearth» in programma domani è in prima assoluta mondiale.
Accanto alla Mitchell, ci saranno tra gli altri anche il trombettista Jason Palmer, il vibrafonista Pasquale Mirra, il violoncellista Tomeka Reid, il contrabbassista Jean-Jaques Avenel e l'eccellente batterista Hamid Drake, già suo partner nell'Indigo Trio, ottima formazione, retta da un groove poderoso e da un virtuosismo strumentale fuori del comune al servizio di esecuzioni piene di colore.
Della carismatica e bravissima Mitchell (apprezzata anche come cantante...) è impossibile non parlare bene. La critica in patria e nella Vecchia Europa nei suoi confronti è unanimemente positiva: «Siamo di fronte ad un'avvincente improvvisatrice con grande spirito, carica di determinazione e formidabile talento destinata a diventare uno dei più grandi flautisti jazz viventi», hanno scritto Oltreoceano. «Responsabilità, identità, adesione della musica alla vita, femminilità, libertà, urgenza, sono tutti temi cari a Nicole Mitchell e che la flautista ci restituisce con emozionante immediatezza», hanno ribadito anche al di qua dell'Atlantico.