Un noir tra i grattacieli di Porta Nuova

La «morte civile» di un manager nell'ex Milano da bere

Un autore di origini venete, il trevigiano Alessandro Bastasi, una casa editrice ligure, l'ottima Fratelli Frilli, per un noir che più milanese non si può. «Era la Milano da bere», sottotitolo «Morte civile di un manager» (284 pagine, 12,90 , in libreria in questi giorni), mette in scena una storia di ordinario, manageriale abbandono in tempo di crisi, di denari e di valori. Il palcoscenico è la Milano di oggi, da occidente a oriente, da San Siro a Lambrate. Anno 2013 e dintorni. Tutto comincia con il benservito dato dall'azienda informatica Comor a Massimo Gerosa, un «quadro» in rampa di lancio che, dall'oggi al domani, si ritrova tagliato fuori perché, ma è solo una scusa, «non ha la più pallida idea di dove stia andando il mercato». Insomma licenziato, con appuntita, feroce morbidezza: «Qui non c'è spazio per i suoi meriti, le suggerisco di cercare altrove». Il confine fra il sorriso e la tragedia è spesso questione di epoche: allora erano gli Ottanta, tempi che offrivano una seconda possibilità. «Era la Milano da bere», appunto. Era. Ora no, nessuno è perdonato. Con l'identità lavorativa si sbriciolano anche gli affetti familiari: e tanto basta per ritrovarsi sbattuto fuori di casa (e due) dalla moglie Anna, biellese di padre forse brigatista, e poi allontanato (e tre) dalla figlia Cristina, diciannovenne, quinta liceo classico, futura bocconiana, un pallido amoretto per Modibo (laureato-magazziniere di colore a Treviso), un sentimento vivo per il colto Federico, un coccodrillo di peluche in cameretta. Tre abbandoni sono troppi: per nove mesi Massimo vagabonda per la città dormendo nel Suv. Nove mesi per nascere di nuovo. O abbandonarsi al maelstrom, con relativo inabissamento condito da deliri di nemesi e titanismi fuori tempo massimo. Come l'idea di ammazzare l'ex capo Roberto Modigliano, uomo d'affari in mezza bolletta di nota famiglia ebraica. Turista sessuale e prossimo alla poltrona del Mef. Perché qui il livore di chi ha perso il lavoro è solo l'inizio. Il resto è tragica conseguenza, che Bastasi scandisce, non a caso, in tre Atti: c'è il paradigma dell'intolleranza bieca; c'è la politica, dai bassifondi ai palazzi; c'è tanta «grande bellezza» meneghina: un sottobosco di cocainomani, fratelli con la pistola in pugno e la moglie dell'altro nel letto, sorrisi biforcuti, ambientacci viscidi, machismo spicciolo e minacce. SimFin