«Non parliamo più ai ceti deboli e a chi ha paura»

Il segretario regionale: «Da martedì discutiamo di nuove classi dirigenti»

Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd, deluso dal risultato in Lombardia?

«È una sconfitta e quando si perde bisogna ammetterlo. In Lombardia andiamo bene solo dentro le cinta daziarie di Milano e nelle parti centrali dei comuni capoluogo».

Come si spiega questa netta sconfitta di Gori?

«Eravamo partiti per tempo, nel luglio scorso, con un candidato che ha potuto girare dalle valli alle montagne alle comunità più piccole contro un candidato scelto all'ultimo momento...».

Bisogna rinnovare la classe dirigente pd?

«Il mio mandato scade tra poco. Dopo la direzione nazionale, da martedì, discuterò coi segretari provinciali su come rinnovare la classe dirigente. Bisogna voltare pagina e fare un'opposizione costruttiva e senza sconti alla destra».

Che cosa intende per destra?

«Mi sembra evidente che in Regione comanderà e deciderà Salvini. Sarà lui a scegliere che fare. Si vede già dalle foto che considera Palazzo Lombardia casa sua».

Avete perso su immigrazione e sicurezza?

«Su qualcosa di più profondo. È l'insicurezza economica, fisica, di prospettiva, il fatto che non vedi il futuro tranquillo e ti affidi a chi dice di innalzare muri e mettere dazi. È la paura che il modo in cui hai vissuto finora possa cambiare, che colpisce soprattutto i ceti più deboli. Il lavoro fatto al governo non è arrivato».

Una sconfitta politica?

«Il vento della destra ci ha sconfitto nettamente. La sinistra rappresenta chi ha colto le opportunità positive di un mondo globalizzato, ma non chi ha pagato un prezzo. È giusto ammetterlo. Dobbiamo capire come ripartire».

La sinistra ha perso completamente il contatto con i ceti più deboli?

«Completamente no, ma i ceti popolari e le zone periferiche della Lombardia, soprattutto le comunità più piccole, ci hanno percepito come distanti e si sono rivolti ai 5Stelle e alla Lega».

Proposte per il futuro?

«Rispondere alla domanda di cambiamento ma anche di protezione, con una politica che parli ai soggetti più fragili e alla precarietà in generale. Abbiamo iniziato col reddito di inclusione, ma la lotta alla povertà va rafforzata».

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