Non piacciono ai lumbard i senatori a vita «milanesi»

Quattro senatori a vita e due sono di Milano. O almeno di una certa Milano. Il maestro Claudio Abbado, con la sua storia legata alla vita della Scala e amata soprattutto a sinistra: i melomani schierati e divisi tra abbadiani e mutiani, anche (però non solo) per ragioni di simpatia politica, hanno rinnovato le ragioni di contesa alla notizia della gran nomina presidenziale. È professoressa dell'Università Statale la neurobiologa Elena Cattaneo, nota ai più come pasdaran della ricerca sulle cellule staminali (anche embrionali) e per la sua battaglia contro la legge 40, che regola la fecondazione assistita. E poi c'è l'architetto Renzo Piano, genovese doc ma illustre studente del Politecnico di Milano, città in cui ha a lungo lavorato.
Le polemiche però sono accese. Non personali. Al contrario, riguardano l'opportunità politica della nomina dei senatori a vita e addirittura della loro esistenza. Segno che a Milano pragmatismo e minimalismo sono nel dna e prevalgono sul gusto degli onori?
I dubbi infatti sono trasversali. Non si scatenano solo in casa leghista, dove Matteo Salvini usa i consueti toni forti e accesi per esprimere la contrarietà del Carroccio all'arrivo dei nuovi senatori a Roma. «Una presa per il c... per gli italiani che fanno sacrifici» taglia corto Salvini. Anche nel Pd si levano le voci contrarie alla scelta di Giorgio Napolitano. «Personalmente, fossi stato al posto di Napolitano, non avrei nominato nuovi senatori a vita» osserva il consigliere regionale del Pd. Una critica garbata ma ferma. Le perplessità sembrano andare oltre gli schieramenti di partito.
Spiega Pizzul: «Mi pare che l'attuale momento politico avrebbe potuto consigliare maggiore prudenza nel sottolineare quello che potremmo definire il ruolo onorifico del senatore. Dovremmo piuttosto recuperare una dimensione di vicinanza delle istituzioni rappresentative ai cittadini». Non solo. Secondo l'esponente del Pd «rimane urgente un ripensamento del nostro assetto parlamentare: diminuzione del numero degli eletti». Insomma, una direzione totalmente diversa dall'aumento degli inquilini di Palazzo Madama.
Salvini è più tranchant. Il vicesegretario della Lega Nord propone di eliminare il laticlavio: «Sarebbe ora di abolire la carica di senatore a vita! Con tutto il rispetto per le persone scelte, la nomina di quattro nuovi senatori a vita è una presa per il c... per gli italiani che fanno sacrifici. Dobbiamo tagliare, faticare e risparmiare, e Napolitano ha la bella idea di inventarsi altri quattro stipendi a vita. Che li paghi lui, questi nuovi senatori!».
In ogni caso, diciamo che tra figli naturali e adottivi, Milano ha di che festeggiare. Il riconoscimento tocca non solo grandi personalità, in alcuni casi conosciute e apprezzate nel mondo, ma anche importanti istituzioni cittadine, dalla Scala al Politecnico all'Università Statale. Un premio agli uomini e alle scuole che li hanno cresciuti. Gongolano alla Statale («la scelta ci onora») e si sentono benvoluti anche alla Filarmonica della Scala («una soddisfazione personale» commenta il direttore artistico, Tiziano Schiavi).
Soddisfatto il sindaco, Giuliano Pisapia. «Alcuni di loro hanno avuto un rapporto strettissimo con Milano e con questa scelta il presidente Napolitano ha premiato anche il ruolo di Milano come città all'avanguardia nella cultura e nella scienza» è il commento che arriva da Palazzo Marino. E il presidente della Provincia, Guido Podestà: «Autorevoli personalità, capaci, grazie alle doti riconosciute a livello internazionale, di dare lustro al nostro Paese». Tappeti rossi ai neosenatori.