Notizie false e paranormale. Milano va a caccia di "bugie"

Un giorno con gli esperti del Cicap: "Il virus degli scoop inventati ora è dilagante. Ma noi abbiamo l'antidoto"

Il Cicap sta alle bufale come l'ispettore Ginko sta a Diabolik. E Milano è, senza tema di smentite, la Cleveland delle fake news. Il capoluogo lombardo in qualità di capitale italiana dell'editoria è, inevitabilmente, anche la metropoli dove si concentra il maggior numero di «false verità»: elegante metafora per identificare le panzane giornalistiche. All'ombra della Madonnina sono nati negli ultimi anni siti e gruppi social specializzati nel diffondere, con la scusa della satira, scoop inventati.

Obiettivo dei «Pulitzer» farlocchi? Ridicolizzare i mass media «seri» (che però spesso abboccano all'amo, rilanciando essi stesso le bufale), ma soprattutto guadagnare soldi grazie ai clic degli inconsapevoli lettori che sul web vengono tratti in inganno da testate «clonate» ad arte che scimmiottano il nome di giornali autorevoli, utilizzandone la medesimo testata con la variazione magari di una sola lettere.

Ed è così che a Milano si è sviluppato un movimento parallelo di «cacciatori di bufale», facente capo al Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze), che periodicamente organizza incontri conviviali per smascherare i taroccatori dell'informazione. Il 27 aprile, ad esempio, all'Osteria dell'Utopia (via Vallazze 34) il Cicap Lombardia parlerà proprio di bufale. Argomento che, nella sua variante meneghina, è sempre d'attualità: basti pensare, ad esempio, alle fantasiose interpretazioni date alla discutibile scelta di piazzare palme e banani davanti al Duomo. Ma di «rito ambrosiano» sono state anche fake news entrate ormai nella «storia» del giornalismo-spazzatura.

Per imparare a riconoscerle molti simpatizzanti lombardi del Cicap partecipano periodicamente ai corsi organizzati presso la sede principale di Padova, dove il discorso si allarga al «bufalismo» nella sua accezione più global. In un'occasione, ad aggregarsi agli aspiranti «cacciatori di fake», è stato anche il Giornale.

INDAGATORI DI MISTERI

Benvenuti al primo stage per «indagatori di misteri e cacciatori di bufale» che non prevede solo bla bla, ma pure scottanti verifiche sul campo, compreso un campo ricoperto di braci ardenti. Dopo una rapida lezione teorica, noi del gruppo, scherzosamente ribattezzato «Mino Damato» (il primo giornalista TV che camminò in diretta sui carboni ardenti, e da allora fu soprannominato Mino Damianto), ci trasferiamo dall'aula alle auto: destinazione, un luogo misterioso in aperta campagna dove verrà eseguito l'esperimento. Nell'attesa la comitiva brucia di passione e già immagina quando, eroicamente, i piedi nudi sfideranno la brace dardeggiante. Lungo il percorso che ci conduce al punto fissato per la «grigliata pedestre», facciamo tappa in un ristorante dove gustiamo carne e pizze, ovviamente ben cotti. A tavola il clima è goliardico e ricorda molto da vicino l'atmosfera delle gite aziendali organizzate dal ragionier Filini nei film di Fantozzi.

LA PROVA DEL FUOCO

Dopo cena ci rimettiamo in macchina e proseguiamo il viaggio. Al volante c'è Laura che non si spiega perché tanta gente parli male del Cicap: «Su di noi circolano le bugie più assurde, compresa quella che siamo al soldo della massoneria. La verità è che qui da noi l'unico denaro che circola è quello che proviene dall'autofinanziamento dei tesserati, dall'iscrizione ai corsi e dalla vendita dei nostri libri». Tra i volumi più gettonati c'è «Complotti, bufale e leggende metropolitane» a cura di Massimo Polidoro.

Nino, farmacista «dal passato socialista», lo acquista subito. Anche lui è tra gli aspiranti cacciatori di bufale in via di formazione; carinamente ci confida di leggere moltissimi quotidiani, eccetto tre testate che davvero lo «infastidiscono»: Il Giornale, Libero e Il Fatto Quotidiano. Un preconcetto che sembra fare un po' a cazzotti con i principi dello statuto del Cicap che recita testualmente: «Nostro compito è portare avanti un'opera di informazione e di educazione per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica». Il Cicap va giù duro: «I media dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, a pratiche mediche cosiddette alternative; trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l'avvenimento sensazionale, che permetta di alzare l'indice di vendita o di ascolto».

L'AVVOCATO CHE CI «CANZONA»

Nino, il farmacista dal «passato socialista», sottoscrive in pieno e durante la cena butta un occhio al libro di Polidoro che del Cicap è uno degli esponenti più autorevoli. Sfidando il «fastidio» di Nino nei riguardi della nostra testata, ci permettiamo di suggerirgli un capitolo irresistibile: sono le pagine dedicate alle mirabolanti bufale organizzate dal mitico avvocato Giacinto Canzona, un avvocato che per anni ha abbindolato giornali e TV con storie inventate di sana pianta, ma così «belle» da essere pubblicate senza alcuna verifica. Il Cicap le elenca puntando l'indice accusatore: il prete ubriaco multato dalla polizia perché aveva bevuto troppo vino durante le messe domenicali; le suore multate per eccesso di velocità perché sorprese a sfrecciare verso Roma, preoccupate per la salute del Papa; la donna rimasta incinta a seguito di un tamponamento mentre faceva sesso in auto; la studentessa a cui è stata negata la laurea perché non ha firmato un verbale; l'anziana morta da 10 anni a cui il Comune chiede di pagare l'Ici; la donna che aveva perso il bambino nel naufragio della Costa Concordia e decine di altre castronerie. Al corso abbiamo incontrato gente di ogni tipo. C'è lo studente secchione che partecipa perché «stufo del pressappochismo dei media»; c'è il medico che vuole comprendere «cosa si nasconde dietro la campagna criminale anti-vaccini»; c'è l'ingegnere che vuole capire come «il partito di Grillo possa impunemente sparare idiozie su scie chimiche e microchip sottopelle»; c'è l'impiegato che cerca risposte «in tema di Ufo ed extraterrestri».

A tutti il Cicap risponde: «Non date retta ai ciarlatani, leggete, ragionate con la vostra testa e fidatevi solo della scienza». Parole sante. E, già che ci siamo, forse sarebbe il caso di diffidare anche di chi spaccia per rivelazioni eccezionali delle semplici pillole di comune buonsenso.

Intanto siamo arrivati a destinazione. La «passerella» è già pronta, scoppiettante di schegge incandescenti. Nino, il nostro grande estimatore, si toglie scarpe e calze. La sua passeggiata si conclude senza danni con un pediluvio rigenerante; stessa sorte per gli altri ghostubuster del mistero che durante l'impresa si fanno riprendere con lo smartphone.

L'esperimento è finito e uno dei docenti annuncia vittorioso: «Abbiamo dimostrato che la scienza è più forte di ogni credenza o superstizione». Ci rimettiamo in macchina con Laura alla guida: durante i pochi chilometri che ci separano da Padova sbaglierà strada, nonostante il navigatore satellitare, per tre volte. Che anche le informazioni contenute nel TomTom siano delle fake news?