La nuova frontiera del cibo: così il salutismo vince sul gusto

A TuttoFood l'indagine Censis sull rapporto tra cibo, scienza e tecnologia visto dagli italiani, presentata all'evento "Intelligenza Alimentare" lanciato da Fieta Milano Media. Cresce l'attenzione alla prevenzione delle malattie attraverso la buona alimentazione. Sempre più importante tracciabilità e etichettatura dei prodotti

Più salutismo, meno gourmet, il futuro del cibo e dell’alimentazione inizia a delinearsi come un cambiamento necessario. Il salutismo diventa così la frontiera più avanzata dello stile alimentare italiano. In un Paese che invecchia rapidamente, cresce l'attenzione per la prevenzione delle malattie attraverso la buona alimentazione accompagnata a un corretto stile di vita. Per il 66,7% degli italiani l'attenzione delle persone sarà rivolta sempre più all'impatto dei cibi sulla salute e meno al gusto.

È questo lo scenario che emerge dossier del Censis "Mangiare smart per stare in salute. Il rapporto tra cibo, scienza e tecnologia visto dagli italiani" presentata a Tuttofood all'evento di lancio del nuovo format di Fiera Milano Media Intelligenza Alimentare dedicato alle connessioni tra alimentazione, scienza, medicina e tecnologia a cui hanno preso parte Elena Dogliotti, biologa nutrizionista della Fondazione Umberto Veronesi, Valter Longo, direttore dell'Istituto di Longevità-School of Gerontology della University of Southern California, Massimiliano Valerii, direttore Generale del Censis, Marco Roveda, presidente di Lifegate, Livia Pomodoro, titolare della cattedra di Diritto al cibo dell'Unesco, e Carlo Antonelli amministratore delegato di Fiera Milano Media.

Il 94,4% degli italiani oggi ritiene "molto" o "abbastanza" importante, tra i criteri che guidano l'acquisto dei prodotti alimentari, avere informazioni complete sugli ingredienti, la provenienza e altri aspetti che consentano di definire la biografia degli alimenti. Per i consumatori la tracciabilità e l'etichettatura hanno un grande valore, perché permettono di distinguere ciò che fa bene da ciò che fa male.

Non solo. Per il 77,3% degli italiani la scienza e le nuove tecnologie sono una risorsa per la sicurezza, la qualità e l'impatto positivo dei cibi sulla salute. Il giudizio favorevole resta alto per ogni livello di scolarità: lo pensa il 72,8% di chi ha la licenza media, il 77,3% dei diplomati, il 79,2% dei laureati. Scienza e tecnologie per gli italiani sono una risorsa essenziale per disporre di cibo salutare. E per il 71,4% degli italiani, quando parlano di alimentazione, tv, radio, giornali e testate web dovrebbero concentrarsi sui cibi che fanno bene e aiutano a vivere più a lungo e in buona salute. Ne sono più convinti gli anziani (76,8%), ma anche i millennial (63,5%). Dai media ci si attende che aiutino le persone a scegliere i cibi salutari, che riducono i rischi di cronicità e di non autosufficienza, confutando fake news e falsi miti sugli alimenti.

Intelligenza Alimentare è l’ultima delle nuove iniziative di Fiera Milano Media produttore e accelerare di idee con una visione legata all’innovazione in tutti i settori. “Non esisteva una società di riferimento che fosse una media company di Fiera Milano, ora c’è la volontà di costruire nuovi formati a partire dalla conoscenza che deriva direttamente dalle fiere. Il media più importante di Fiera Milano Media è proprio la Fiera, con le sue manifestazioni- spiega Carlo Antonelli -. Se guardiamo ad esempio TuttoFood che in corso fino al 9 maggio - vediamo che nei singoli stand contiene una enorme quantità di innovazione. Il nostro compito è quello di estrarla e distillarla in nuovi formati che possono anche diventare sezioni di fiere o conferenze che abbiano uno spirito più largo rispetto alla normale attività dei seminari che già svolgiamo”.

La fiera, in fondo, può essere immaginata come un grande teatro con scenografie riempite di contenuti: prodotti e iniziative degli espositori da un lato e dall’altro le idee, le relazioni, gli approfondimenti, le visioni del futuro che vanno dalla formazione alla conoscenza all’approfondimento. È la sceneggiatura composita e di ogni fiera che viene alimentata dal nuovo format Intelligenza Alimentare.

“In questo momento un luogo fieristico va concepito come una città contemporanea dove avvengono delle funzioni proprie della città che vanno analizzate con una visione differente rispetto al passato - prosegue l’ad di Fiera Milano Media -. Con il format Intelligenza Alimentare non ci occupiamo di tecnologia - anche se lo faremo - ma di cambio di mentalità dovuto ai cambiamenti ideologici. Negli anni passati l’enfasi attorno al cibo era legata alle performance degli chef stellati, alla catena del biologico o ai giacimenti enogastronomici”.

“Quello che si è aggiunto è che si inizia a osservare il cibo non in maniera romantica ma come se fosse il carburante ecologico necessario per mantenere in lunga e buona salute l’organismo che deve sopravvivere almeno cent’anni - sottolinea Antonelli -. Dovendo mettere in conto anche il fatto di dove affrontare la malattia. Quindi anche il carburante deve servire a riprendere forza e salute. Per questo la visione attorno al cibo cambia. Allora ho immaginato una parola per definire questo cambio di mondo che è appunto Intelligenza Alimentare. Con l’obiettivo di muoverci su un terreno razionale, mettendo assieme cognizioni di tipo nutritivo, medicina, scienza, tecnologia, biologia. Nozioni che vedono un aumento esponenziale di conoscenza che riguardano anche la coscienza, cura di sé e di chi abbiamo intorno attraverso l’intelligenza nutrizionale per ospedali, mense o alimentazione dei bambini".

Commenti

lupo1963

Mar, 07/05/2019 - 21:00

Sono molto felice di leggere un articolo privo di anglicismi.Grazie.Purtroppo capisco (per esperienza diretta con la sede aziendale per cui lavoro)che a Milano non sia facile farne a meno , ma credo che oggi per un giornalista difendere l'utilizzo della lingua italiana costituisca un bel gesto .Se ci soffermiamo un attimo a pensare a certi termini inglesi non troviamo nessuna logica che giustifichi il loro utilizzo . Mi viene in mente una dirigente della mia azienda che ,dopo avere parlato di "lato positivo" sembro' ritenere utile "tradurre" in "good side"...