Nuova tempesta sui canali di Expo

Il vertice di ieri, in campo neutro, avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco, invece ha versato benzina. L'incontro di emergenza tra gli stake holders di Expo, il commissario unico Giuseppe Sala, il governatore Roberto Maroni e il sindaco Giuliano Pisapia avrebbe dovuto stemperare il clima tra i palazzi e dare risposte sulla complessa questione delle vie d'acqua, o meglio del tratto Sud. Ma così non è andata, all'indomani dello scandalo degli arresti ai vertici di Infrastrutture lombarde la tensione era palpabile e non ha certo aiutato a sciogliere i nodi. Tanto che alla fine il governatore Maroni si n'è andato, dalla sede della società di gestione in via Rovello, visibilmente irritato.
Nessuna soluzione è stata presa, se ne riparla la settimana prossima, sperando che il tempo aiuti a far morire il fuoco delle polemiche incrociate. Come è noto il progetto originario di Expo prevedeva la realizzazione di un grande canale navigabile di 21 km, che avrebbe collegato il Canale villoresi con il Naviglio Grande passando per il sito espositivo e la Darsena. Man mano il canale ha perso pezzi e non è più navigabile: così se nel tratto nord la via d'acqua si farà, non sarà così per il segmento sud, che dovrebbe far defluire l'acqua dal sito espositivo alla Darsena. Il punto è che i comitati dei cittadini, «No canal», «Cambia canale», «No Expo», sostenuti dalla maggioranza di Palazzo Marino, ambientalisti e qualche associazione come Italia Nostra (che ha cambiato posizione più di una volta) e cavalcati da Beppe Grillo si sono opposti strenuamente all'«opera inutile e dannosa» che sventrerebbe i parchi della cintura ovest, ovvero Trenno, delle Cave e Pertini. Rimane la necessità idraulica di far defluire le acque dal sito, che potrebbe essere tamponata temporaneamente con lo scolmatore e il torrente Guisa. Dopo il tentativo di mediazione della Regione, la patata bollente è tornata al Comune con il tavolo di confronto con i comitati guidato dal delegato del sindaco di Gianni Confalonieri. Il 25 febbraio il commissario Sala annunciava con un comunicato la resa parlando appunto di un piano B, alternativo al canale.
Ma le posizioni di Regione e Comune continuano a essere contrapposte, senza la possibilità di una mediazione, se non per la resa (anche pubblica) di uno e o dell'altro. Come già anticipato nei giorni scorsi il presidente della Regione lombardi vorrebbe portare avanti il progetto iniziale delle Vie d'Acqua. «Non possiamo fermarci per quattro gatti vocianti» aveva tuonato, non senza malizia Maroni. Forte della gestione del cantiere della Tav come ministro dell'Interno il governatore vorrebbe portare avanti l'opera senza troppi crismi. «Non si può militarizzare il cantiere a un anno da Expo» la posizione del sindaco e del suo delegato Gianni Confalonieri. Un pessimo biglietto da visita verso il mondo, e soprattutto con il proprio elettorato. Stesso discorso per Maroni. Il vertice non ha fatto altro che sancire una frattura, che potrà essere saldata solo con l'assunzione di responsabilità (politica) di una delle parti. I due progetti ci sono. La società Expo prende tempo - Per le Vie d'Acqua «non c'è la soluzione alternativa» al progetto originario, i tecnici «devono continuare a lavorarci» spiega Sala -. I comitati commentano con un laconico «buffoni».