Al nuovo Gallia suite da 20mila euro

Lo storico albergo di fronte alla stazione Centrale rinasce con un investimento da 100 milioni di euro

Ce n'è di gente bizzarra. Un professionista italiano, cliente abituale del Gallia, ha voluto essere l'ultimo a dormirci, il 25 giugno 2010, prima che l'albergo chiudesse per essere rimesso a nuovo, e il primo ospite alla riapertura, l'1 dicembre 2014 (l'inaugurazione ufficiale è prevista per marzo 2015). Nei quattro anni tra quelle due notti, la lunga parentesi dei lavori: il celebre albergo di Milano, affacciato verso la Stazione centrale, è stato svuotato e rifatto, con il massimo rispetto per il prezioso apparato decorativo ma con la volontà assoluta di riempirlo delle tecnologie più aggiornate, funzionali e sorprendenti. L'architetto milanese Marco Piva, vincitore di una gara internazionale, riconosce la libertà creativa che gli è stata concessa dai due committenti: il proprietario dell'immobile, il fondo Katara Hospitality dell'emirato del Qatar, e la società di gestione, l'americana Starwood, che lo ha collocato nel suo portafoglio più prezioso, la Luxury Collection. Investimento complessivo, un centinaio di milioni di euro; che in un periodo di crisi, va osservato, sono stati un importante volano economico per le decine e decine di aziende che hanno partecipato alla realizzazione, in gran parte lombarde, e nel caso di allestimenti e arredi, della Brianza.

Il complesso occupa l'intero isolato delimitato dalle piazze 4 Novembre e Duca D'Aosta e dalle vie Galvani e Filzi. Due gli edifici principali: quello storico, di eleganza parigina, è stato profondamente restaurato e reso ancora più affascinante dal sistema di illuminazione notturna; il suo prolungamento verso il grattacielo Pirelli è invece un'ala completamente nuova, caratterizzata da una facciata in acciaio e vetro opalescente, in evidente relazione stilistica con il quartiere di Porta Nuova. Nell'atrio dell'ingresso principale è stato restaurato il possente scalone in marmo, nella cui tromba pende un lampadario alto 30 metri, formato da 180 cilindri di vetro di Murano. In tutto, 12 le sale convegni. All'ultimo piano, all'interno della cupola che sormonta, come una corona, l'intero palazzo, è stato ricavato un teatro con 23 poltrone a scomparsa sotto al pavimento; una, al posto d'onore, è riservata all'emiro del Qatar. Il quale, allo stesso settimo piano, avrà a disposizione la Katara suite, 1.000 metri quadrati, giardino pensile; prezzo al pubblico, 20mila euro a notte. Tra sesto e settimo piano, un centro benessere con piscina. Al piano terra lobby, bar, ristorante, vetrine dei negozi di Montenapoleone. In tutto, le camere sono 235 e partono da 350 euro a notte; 53 le suite, molte a tema. In particolare, cinque sono dedicate a maestri italiani del design e dell'architettura, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Giò Ponti, Luigi Caccia Dominioni e Franco Albini; sono ricche di citazioni e di pezzi originali di ciscuna firma.

L'edificio nuovo offre una bella sorpresa: un roof-garden , una grande veranda con terrazza affacciata alla piazza Duca d'Aosta che ospita bar e ristorante moderni, eleganti e aperti fino a notte. Dice il general manager del Gallia, Marco Olivieri: «Vogliamo aprirci alla città, diventare un luogo frequentato abitualmente dai milanesi». E ricorda che un albergo, anche di lusso, è un pubblico esercizio al quale tutti possono accedere; nel caso del Gallia, a due passi dalla stazione, è uno splendido luogo d'attesa per chi aspetta un treno.

I dipendenti sono 170, 250 a regime. Prima della chiusura erano 130, ai quali la proprietà aveva promesso la riassunzione. Ne sono tornati 65.