Obbligo del casco per i ciclisti I politici milanesi al bivio: «Scegliete sicurezza o libertà?»

Favorevoli, contrari e fautori della scelta individuale Gli amanti delle due ruote si dividono a Palazzo Marino

In chilometri orari, è il tetto massimo di velocità che il casco di un ciclista è in grado di proteggere in caso di impatti

Il casco in bici è di destra, la libertà di chi si sposta in sella alle due ruote è di sinistra? Sbagliato, oltre che banale. Mentre in California il progetto di legge che vorrebbe imporre la protezione ai ciclisti riaccende l'attenzione sul tema, a Milano il partito del casco obbligatorio è trasversale. Così come quello dei contrari a una legge in questo senso (che dovrebbe essere nazionale, occorre una modifica del codice della strada). «Uso la bici, sono un grande affezionato del bike sharing», dice Fabrizio De Pasquale (Forza Italia), «ma per il mio percorso abituale, da piazza Risorgimento a San Babila, credo che dover usare il casco mi complicherebbe la vita: non saprei dove metterlo. Certo, diverso è il discorso quando si parla di tragitti lunghi ed extraurbani, ma in città credo che ogni ciclista sappia autoregolarsi, scegliendo i controviali, evitando le strade più trafficate. Una legge non mi pare necessaria». Ancora più netta un'altra affezionata delle due ruote come Elisabetta Strada, Milano civica: «Il bello della bicicletta è poter girare in libertà. Certo capisco chi sceglie di indossarlo per questioni di sicurezza, ma penso che gli interventi prioritari siano altri, come le piste e le corsie ciclabili, la riduzione del traffico, l'aumento di zone a 30 all'ora e a traffico limitato». Parole che non piaceranno al collega Raffaele Grassi, molto critico coi ciclisti: «Il casco serve per la loro sicurezza, quindi sarei favorevole a un obbligo. Ma non solo: dopo gli ultimi fatti di cronaca ( il caso del tassista aggredito dal ciclista , ndr) è evidente che occorre una campagna di educazione stradale per i ciclisti, i quali invece hanno comportamenti non consoni, continuano a reclamare solo diritti ma poi vanno contromano, salgono sui marciapiedi e non scendono dalla sella quando attraversano sulle strisce». È favorevole all'introduzione dell'obbligo del casco anche la consigliera Pd Maria Rosaria Iardino: «Credo che ad oggi non ci siano gli elementi di maturità necessari per una libera scelta, e lo Stato ha l'obbligo di pensare al bene dei cittadini: rendere obbligatorio il casco vorrebbe dire che noi adulti educhiamo i nostri bambini a metterlo. Io quando vado in bicicletta lo uso. E faccio notare che anche quando fu introdotto l'obbligo di casco per gli scooter all'inizio c'era disappunto, poi ci siamo abituati». Ma i «tecnici», cosa dicono? Eugenio Galli di Ciclobby ribadisce la posizione di Fiab: «Contrarietà all'obbligo, non al casco in sé». L'imposizione per via legislativa, osserva, «ha portato a una diminuzione dell'uso della bici nei paesi in cui è stata introdotta, mentre tutte le ricerche evidenziano che la sicurezza cresce con l'aumentare delle bici in strada». Si torna ai soliti punti: meno traffico e corsie ad hoc per i ciclisti. E poi: «Il casco di un ciclista protegge da impatti fino a 23km/h, quindi è utile se l'energia cinetica è limitata, ma non ti salva da uno scontro con un'auto che viene dalla direzione opposta - continua Galli. E conclude: «È vero che c'è chi ha avuto salva la vita grazie al casco, ma perché trasformare in obbligo giuridico un principio di educazione?».

I chilometri orari massimi introdotti come limite nelle cosiddette zone 30, che si stanno estendendo a Milano