Oggi la Lega incontra Formigoni «O con noi o col governo Monti»

E alla fine i big son (quasi) tutti lì sul palco dello scatolone refrigerato di Assago a pianger come vitelli. Non ce la fanno dopo aver sentito l’Umberto Magno che parla di re Salomone e della Lega da lasciare a Roberto Maroni per non vederla tagliata in due come il bambino conteso tra le due donne. Un colpo di coda con cui Bossi si riprende tutta la scena ricordando come il vero genitore della creatura sia lui. Poco lontano Maroni appena eletto segretario federale con due soli voti contrari dopo aver declinato il nuovo decalogo. «Via da Roma», urla al microfono come primo punto di una strategia di ritorno al territorio che al secondo porta il recupero del dna leghista con la «Questione settentrionale». E poi aggiunge la moneta complementare alternativa all’euro a cui si sta applicando il vice presidente della Regione Andrea Gibelli, la regionalizzazione del debito e la guerra annunciata per settembre di tutti gli amministratori leghisti al Patto di stabilità che strangola Comuni e Province impossibilitati a spendere per gli investimenti e a pagare i fornitori. Un discorso che letto in filigrana racconta bene come Maroni abbia ben presente come il passaggio decisivo per il Carroccio sia il rapporto con la Lombardia e il governatore Roberto Formigoni. E non a caso il primo appuntamento della nuova gestione sia proprio l’incontro della Lega con Formigoni questa mattina a Palazzo Lombardia. Di cui hanno parlato in una saletta appartata Gibelli, Salvini e il capogruppo Stefano Galli. In agenda, ovviamente, l’appoggio alla giunta Formigoni anche oltre il 2013 e magari l’assessorato alla Salute dove la poltrona del medico personale di Bossi Luciano Bresciani sembra ormai bruciata. Di certo, invece, la Lega rifiuterà l’offerta del posto di commissario al Padiglione Italia dell’Expo appena lasciata da Luigi Roth. «Coi tempi che corrono - spiega un leghista - lì si rischia soltanto di fare un buco nell’acqua». E sono in tanti in via Bellerio a non gradire le offerte di Formigoni che proprio oggi proporrà alla Lega un maggiore coinvolgimento. «Maroni eletto segretario della Lega. Buonlavoro Bobo, buon lavoro amici leghisti», è stato ieri il suo tweet a tempo di record. «Formigoni - replica Gibelli, uno che oggi siederà da protagonista al tavolo - deve scegliere tra una politica di sostegno alla questione settentrionale e scelte romane di appoggio a un governo responsabile di una vera macelleria sociale». L’invito più volte ripetuto a Berlusconi dai big leghisti di scegliere tra Monti e la Lega. Ma oggi al braccio di ferro con Formigoni ci sarà anche Salvini, il neo segretario lombardo che gli ha già chiesto «più coraggio», di «diminuire le tasse ai lombardi» e come gesto di buona volontà di «togliere il ticket della sanità». Macigni sulla strada di un dialogo che sembra comunque riallacciato. Anche se nuovamente ieri l’ancora per poche ore triumviro Roberto Calderoli diceva che «nel 2013 a Formigoni conviene passare il pallino e far votare insieme alle politiche». Via da Roma e voto in Lombardia, il cerchio leghista che si chiude.
Quasi tutti maroniani i membri eletti nel consiglio federale. Per la Lombardia Simona Bordonali, Gianni Fava, Paolo Grimoldi, Andrea Mascetti e il «cerchista» Marco Desiderati. Oltre al bergamasco Giacomo Stucchi, destinato al ruolo di vice segretario federale.

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