Olimpiadi, il sindaco affonda la Appendino: un assist dalle linee guida fissate dal Coni

Sala contesta le liti a Torino e il "caso" Raggi. La scelta il 10 settembre

Il Consiglo nazionale del Coni deciderà il primo agosto o «al più tardi» il 10 settembre (ed è la data più probabile) chi candidare alle Olimpiadi invernali del 2026 tra Milano, Torino e Cortina. Settembre è certamente «il termine ultimo» visto che il Comitato olimpico internazionale si riunirà a Buenos Aires l'8 e il 9 ottobre e l'Italia dovrà arrivarci con le idee chiare. Lo ha confermato il presidente del Coni Giovanni Malagò ieri dopo la seduta del Consiglio che ha nominato una Commissione di valutazione dei dossier (composta tra gli altri dal vicepresidente vicario Franco Chimenti e la vice Alessandra Sensini, dall'atleta paralimpico Jacopo Luchini, i membri Cio Franco Carraro, Mario Pescante e Ivo Ferriani, la campionessa olimpica di sci di fondo e membro onorario Cio Manuela Di centa e da Ottavio Cinquanta, ex presidente Fisg. Dovranno esaminare nel dettaglio i tre studi di fattibilità, tenendo presente 13 linee guida. «Non è da escludere la possibilità di unire le tre regioni per una candidatura al 100% fieramente italiana. Nel mio mondo dei sogni penso che sarebbe bellissimo» sostiene Malagò, ben consapevole del braccio di ferro in corso tra Lega e 5 Stelle al governo. «Io non mi esprimo, sono fuori dalla Commissione per restare completamente laico» chiarisce. La premessa è stato il voto unanime del Coni alla candidatura italiana ai Giochi, ed è stato il primo Paese ad ufficializzarla al Cio.

Alcuni punti delle linee guida sembrano un assist a Milano. Al numero 2 i «saggi» sono invitati a valutare l'«attrattività internazionale della candidatura anche in funzione di una possibile competizione con altre analoghe concorrenti di altri Paesi». Al punto 4 l'«acquisizione della delibera piena e incondizionata del Consiglio comunale delle città», e a Torino proprio il Movimento 5 Stelle si è spaccato sulla corsa voluta della sindaca Chiara Appendino (ha minacciato anche le dimissioni). Il «supporto politico da parte delle Regioni coinvolte» è presente anche a Torino e Cortina ma tra Beppe Sala e il governatore Attilio Fontana c'è un patto quasi di ferro. Scorrendo l'elenco si passa dalla «compattezza del progetto anche in riferimento alla qualità dell'esperienza che si propone verso gli atleti e alle iniziative di coinvolgimento dei cittadini e degli spettatori verso l'evento» alla «sostenibilità economico-finanziaria, sociale, ambientale», i «sistemi di mobilità sostenibili», l'«eredità dei Giochi verso la città, le future generazioni, il Paese e il movimento olimpico», e quell'accenno alle future generazioni qui trova risposta nel villaggio olimpico che Milano ha già deciso di trasformare post evento in un campus universitario. La commissione dovrà «individuare, infine, sulla base delle precedenti considerazioni, la soluzione che dia le maggiori garanzie di successo finale per l'Italia».

Sala in mattinata aveva già ipotizzato che «prima di settembre non verrà presa nessuna decisione». Il tema dei costi «è un falso problema, nessuno propone progetti faraonici. Bisogna garantire che si conserva quello che si realizza e Torino dopo le Olimpiadi 2006 non ha mantenuto tutte le promesse». Due stilettate ai 5 Stelle. «Il Cio? Ha qualche prudenza sull'Italia in particolare dopo il caso delle Olimpiadi a Roma (il no della Raggi ai Giochi 2024, ndr.) ma se lo considera un capitolo chiuso.... L'importante è non arrivare con città spaccate, dove qualcuno crea distinguo. La Appendino ha una vita più difficile della mia perchè i distinguo a Torino ci sono». À la guerre.