Un omaggio a Bellini L'architetto dell'«Italian Beauty»

Dal design ai grandi progetti urbani Una mostra celebra i 60 anni di carriera

Pamela Dell'Orto

«Mi emoziona oggi, che ho superato gli 80 anni, debuttare con una retrospettiva proprio nella mia città, Milano. E mi fa piacere farlo su invito della Triennale, istituzione prestigiosa che fin da dopo la mia laurea al Politecnico nel 1959 è stata un punto di riferimento». Parola di Mario Bellini, che oggi inaugura la prima mostra milanese a lui dedicata, «Mario Bellini. Italian Beauty», alla Triennale fino al 19 marzo. L'architetto rivive le emozioni di 30 anni fa, quando debuttava al MoMa di New York con la sua prima mostra. Oggi come allora il progetto dell'allestimento è dello stesso architetto, ma allora c'erano tutti i suoi lavori di designer, oggi ci sono 60 anni di carriera: dal design ai grandi progetti urbani, perché il successo di quella mostra rappresentò una svolta. Percorrere i mille metri quadrati della retrospettiva curata da Deyan Sudjic, il direttore del Design Museum di Londra, con Ermanno Ranzani e Marco Sammicheli, è come fare una passeggiata fra i simboli della nostra storia. Ci sono tanti pezzi che hanno cambiato le nostre abitudini e che ci hanno abituato alla bellezza: il primo personal computer disegnato per Olivetti nel 65, che attirò l'attenzione di un giovane Steve Jobs, il primo mangianastri portatile antesignano dell'iPod, un calcolatore con tasti in caucciù che è l'antenato del touch screen, e naturalmente i suoi progetti di designer: a partire dal tavolo Cartesio, e dalle iconiche sedie Cab per Cassina. Una maxi libreria (di 25 metri per 6) accoglie i visitatori nell'atrio della Triennale, e fa da overture alla mostra. Contiene molti oggetti simbolo e foto di viaggi che hanno segnato la sua carriera, ed è la citazione della prima mostra curata da Bellini in Triennale. Poi si entra in una grande galleria a U dove si passeggia fra progetti, arredi, oggetti e concetti, si guarda una galleria di 100 immagini appese al soffitto con idee e suggestioni che riassumono il Bellini-pensiero e foto storiche come quella del suo primo allestimento a Palazzo Reale per il Compasso d'Oro nel 1960. «Disegnare una nuova sedia è un'impresa molto complessa», si legge su una delle pareti, «disegnare un grattacielo può essere soltanto molto complicato». Ed ecco allora i progetti architettonici: «Dato che non si può portare l'architettura in un museo» spiega, «abbiamo pensato di raccontarli così». Attraverso 5 sale «cinematografiche» con plastici e maxi schermi che proiettano film e immagini sui suoi lavori più importanti: dai grattacieli alle fiere fino ai musei progettati dal Giappone agli Usa. E alla fine la mostra svela un'anteprima dei principali progetti: dall'Antiquarium forense accanto al Colesseo di Roma fino allo «Strettone di Brera»: la strada che collega l'Orto Botanico a via Fiori Oscuri. E la retrospettiva diventa prospettiva.