«Ora basta folklore sovranista, centrodestra lombardo in Ue»

Il Carroccio, Forza Italia e il voto nella «sua» Cremona Parla l'eurodeputato rieletto con 37mila preferenze

Alberto Giannoni

Massimiliano Salini, appena rieletto eurodeputato per Fi, la sua campagna è proseguita a Cremona, dove lei è stato in passato presidente della Provincia.

«Una campagna bellissima che spero coronata con l'elezione di Malvezzi, che da anni già si occupa di Cremona come un vero sindaco e le riserva attenzioni e amore con la stessa postura con cui mi attrasse tempo fa alla politica».

Deve a lui questa passione?

«Lo conosco da anni, prima che diventasse consigliere comunale. Mi invitò a una serata organizzata da un'associazione e cominciammo a discutere di politica e territorio. Io pensai: Qui si parla anche di me. Rivedo oggi in Carlo lo stesso coraggio che serve al futuro di Cremona e non solo».

Non vede questo coraggio nell'attuale giunta del Pd?

«No. Non ha fatto grandi errori perché non ha rischiato. Si è fermata a un'attività molto ordinaria, tipico di chi ha paura di sbagliare. Ma chi non rischia? Chi non ama. Chi non ha fiducia. Le cose innovative le hanno fatte i privati, accolte con sonnolenza dalla giunta. Invece è il momento delle scelte coraggiose, di idee forti, anche per l'Italia e per queste terre lombarde, che hanno una storica responsabilità».

Idee forti, dice. Ma la sua campagna è stata rigorosa, molto lontana dai clamori.

«Le idee forti si affermano la loro forza, affascinano le persone non le ipnotizzano. Sono la convocazione a un lavoro fatto insieme più che un invito a un'adorazione assuefatta. La vera democrazia ha bisogno di idee, più che di regole».

Pensa al dibattito in Fi?

«A me della democrazia interna ai partiti non importa niente. Mi interessano idee che rafforzino l'Italia e migliorino la vita degli italiani. A me non è mai stato impedito di parlare, non ho mai avuto ostacoli a realizzare le mie idee. Ho presentato un gran numero di progetti, ho seguito molti dossier che mi stavamo a cuore e li ho portati a casa. La democrazia la vedo così, come conseguenza della vitalità delle idee. Invece oggi sento soggetti che fanno di tutto per far perdere voti e poi criticano il loro partito per aver perso voti».

Ma la partecipazione serve a selezionare queste idee...

«Io non ho mai ottenuto niente senza fatica, né in politica né nella vita. Io non ero in Fi, ho aderito nel 2015 quando Tajani mi ha portato a conversare con Berlusconi sul lavoro fatto in particolare in commissione Industria. Sono felice di averlo fatto. Io di questo mi occupo: rilancio economico, educazione, alternanza scuola-lavoro alla tedesca. Non di questioni di natura politica che portano solo voti ad altri e non interessano la gente».

Come vede l'iniziativa del governatore Giovanni Toti?

«Non ho capito i contenuti della proposta. A me interessa un altro livello di battaglia politica e la faccio fino in fondo. Parlare per esempio di una cultura d'impresa che è stata del tutto abbandonata, di politica estera e relazioni industriali. Ho nostalgia di un dibattito simile, anche in Lombardia».

Cosa farebbe da domani, concretamente, per Forza Italia in Lombardia?

«Lo strumento più forte a disposizione di chi sarà chiamato a guidare Fi in Lombardia sono consiglieri e assessori regionali: insostituibili, radicati, conoscitori del territorio, abituati a una partecipazione costruttiva al potere nella regione con la migliori per performance economiche e anche sociali in Europa. Il tema da rimettere al centro è il lavoro, parlando con chi lo crea, altro che salario minimo e sussidi».

Come vede il tema degli incarichi europei per l'Italia?

«Il governo si arrovella. Io spero in un commissario forte in ambito economico. Ma il punto è la maggioranza per avere i presidenti delle istituzioni. Confido che si realizzi ciò che Berlusconi ha proposto. Il modello Ppe-socialisti-verdi non è la nostra Europa. La Lega ha 29 eletti, cosa fa? I 5 Stelle non vedranno palla. I sovranisti sono quatto gatti. Noi proponiamo un'alleanza popolari-liberali-conservatori, e Tajani confermato presidente. Un modello alternativo a quello storico bocciato dagli elettori».

Alla lombarda insomma. Come vede i mini-bot? E il sovranismo lo liquida così?

«Alla lombarda. Minibot? Il tentativo di riattivare la discussione contro l'Euro. Mi pare destinato a stimolare più che altro articoli di giornale. Una boutade. I sovranisti sono folklore puro, come curare una broncopolmonite con un'aspirina. Il punto è costruire, anche la Lega ha questo compito. Investimenti, lavoro, zone tax free e burocracy free. Invece siamo diventati mendicanti di flessibilità, e io non mi darò pace finché non avrò visto un'Italia diversa da questa».