Ossa romane e mura antiche negli scavi della metro Blu

Da San Babila a Santa Sofia, emerse dal cantiere di M4 le Terme erculee, la cinta romana e resti di sepolture

Marta Bravi

È stata battezzata «Europa» lo scheletro della bambina (anche se sul sesso non si può avere certezza) appunto ritrovato dalla squadra di studiosi di Cooperativa archeologica che supporta M4 negli scavi per la realizzazione della linea blu della metropolitana. Sempre a San Babila, in occasione del rinvenimento di un abitato del I secolo e delle aree funerarie risalenti al II e II secolo d.C sono stati riportati alla luce anche i resti della sepoltura di una giovane donna gracile. Accanto a lei, uno specchietto, uno spillone e il vago di collana e due balsamari che contevano gli olii profumati, cpem si usava all'epoca per le sepolture. Dietro al testa di un altro cadavere è emerso, grazie alla perizia della squadra degli archeologi un bicchiere di vetro intatto e un frammento di moneta, purtroppo non più leggibile. Nella cerchia delle mura romane, di cui parte sono state trovate in corrispondenza di piazza Resistenza partigiana, le «Terme Erculee», volute dall'imperatore Massimiano nel IV secolo d.C. Questi e altri preziosissimi ritrovamenti che permettono di ricostruire pezzi mancanti del passato glorioso della nostra città, dall'epoca romana che si torva appena 3 metri sottoterra e «che potrebbe lasciare emergere ancora qualche importante scoperta, e della città medioevale. Su questo sarà meno probabile che gli scavi regalino qualche scoperta - spiega Anna Maria Fedeli della sovrintendenza Archeologica - dal momento che le fondamenta della città moderna, ovvero dal seicento in poi, furono costruite proprio sui resti della città medioevale, distruggendoli in parte».

Chi volesse prendere parte «Al viaggio nel tempo con M4» non ha che da varcare la soglia del Museo archeologico di corso Magenta 15, che apre oggi fino al 23 settembre. «Costruire un'opera fondamentale per il futuro di Milano non è in contrasto con la riscoperta e la tutela della storia della nostra città - spiega l' assessore alla Mobilità marco granelli e il titolare alla Cultura Filippo Del Corno - . Questa mostra è un'occasione unica. Ingegneri e archeologi hanno lavorato fianco a fianco per mappare e conservare i ritrovamenti senza compromettere la costruzione della nuova linea metropolitana». Il tratto centrale della linea M4, compreso fra le stazioni San Babila e Sant'Ambrogio, tocca alcuni luoghi di grande importanza per la memoria storica di Milano: la linea corre, infatti, nella periferia della città romana, di quella Mediolanum che è stata capitale imperiale, imbattendosi nelle mura di cinta, nelle grandi strade extraurbane, nelle basiliche paleocristiane e nelle aree cimiteriali. La linea M4 segue, inoltre, il «circuito dei Navigli» corrispondente alla cinta medievale: i ritrovamenti più importanti in tal senso sono stati fatti in via Santa Sofia (stazione Santa Sofia e manufatto San Calimero), in piazza Vetra (stazione Vetra) e soprattutto in corrispondenza di piazza Resistenza Partigiana (stazione De Amicis), dove sono tornati alla luce i resti del ponte e della pusterla dei Fabbri, appartenenti al sistema difensivo approntato a partire dall'età medievale.

Il muro appartenente al ponte sull'antico Naviglio di San Girolamo è stato smontato e al termine dei lavori sarà ricollocato all'interno della stazione.

Sorte analoga tocca alla colonna del Verziere, temporaneamente spostata dal cantiere per il manufatto Augusto insieme alla statua del Redentore che la coronava. Lo smontaggio del monumento ha consentito una scoperta eccezionale: il basamento ingloba, infatti, una colonna più antica di cui non si conservava memoria se non in letteratura e che ci riporta ai tempi dell'arcivescovo Carlo Borromeo, quando durante la peste i fedeli seguivano a distanza le funzioni religiose officiate proprio sotto queste colonne che sorreggevano le «crocette», all'aperto proprio per evitare la diffusione del contagio.