Il paesaggio reinventato di Giancarlo Cerri

A Villa Pomini un'esposizione ripercorre la carriera di un grande astrattista

Il milanese Giancarlo Cerri appartiene a quella sparuta generazione di artisti del Dopoguerra che non ha mai rinnegato la pittura per esplorare nuove frontiere di comunicazione. Cerri, piuttosto, ha modellato il pennello per renderlo testimone civile del suo tempo. Instancabile, a 78 anni inaugura a Castellanza, in provincia di Varese, un'ampia mostra che seleziona dipinti e disegni realizzati tra il 1995 e il 2005. Sono esposti per tutto il mese a Villa Pomini e, sotto la curatela di Franco Azimonti, raccontano l'evoluzione della pittura di Cerri «Dal paesaggio reinventato all'astrattismo concreto». È una mostra significativa, questa: chi conosce il pittore milanese sa che, a causa di un problema di salute agli occhi, da dieci anni non riesce più a dipingere. Si tratta dunque dei suoi ultimi dipinti, il capitolo finale di un lungo viaggio creativo che lo ha portato a esporre in mostre e gallerie in Italia e all'estero. «Sono un pittore che ama la pittura pura», ha sempre detto Cerri e questa esposizione di Castellanza, scandita in una cinquantina di opere, ben illustra il percorso che dalle figurazioni dense e materiche di alcune serie degli anni Novanta porta alla più recente stagione astratta. Se nella prima parte della mostra il paesaggio, con le sue marine o i suoi boschi, si ravvisa ancora in forme figurative forgiate da una pennellata intensa, materica e molto fisica, con il passare degli anni non sono più le forme a contare, ma il ritmo del colore. È l'astrattismo concreto dei cicli delle «Sequenze», orizzontali e verticali, e ancora di più delle «Grandi Sequenze». Protagonista del dipinto diventa il colore puro e lo spazio che riesce a conquistarsi sulla tela. Tutto è semplificato e dilatato: non ci sono orpelli superflui, ma semplici linee di colore che paiono squarciare le tele scure. È il nero, poi, l'intenso protagonista di questa fase. Non siamo nell'astrattismo puro, ché il gioco, la mescolanza, il confronto tra il nero e gli altri colori genera forme, provoca emozioni, colpisce chi guarda l'opera. In fondo, quella di Cerri resta in questa sua ultima fase produttiva una pittura pur sempre gestuale e commovente. Colpiscono per intensità i lavori di «arte sacra di un laico» dove è ricorrente il simbolo della croce. Ora stilizzata, ora accennata, ora scalfita con grosse campiture contrastanti di colori sui toni del rosso fuoco, del nero, del giallo e del bianco, la croce è rimando all'Altro ma anche alla sofferenza che si vive qui sulla terra. L'afflato spirituale di Cerri e anche il suo coraggio civile emergono in particolare nella serie dedicata all'attentato dell'11 Settembre, oggi più che mai di sorprendente attualità.Fam