Tra passato e futuro Un viaggio sull'auto del nuovo millennio

Quattroruote a Villa Reale per la XXI Esposizione della Triennale Ecco come ci muoveremo nei prossimi anni. Ma forse già domani

La «poetica» del domani quando si parla di mobilità va verso le auto che ognuno di noi immagina. Capsule o fuoriserie con volanti retrattili che si muovono autonomamente e che, da sole, che ci vengono a prendere sotto casa la mattina mentre noi ci prepariamo il caffè. Ma la poetica della mobilità che va sempre di più verso un'automazione che potrebbe toglierci la passione di guidare? Ed è questo, come spiega Mike Robinson car designer e «futurologo» come si autodefinisce: «Ciò che sta rallentando le auto con guida autonoma a cui tutte le case automobilistiche stanno da anni lavorando sono i governi che devono mettere a punto le leggi per farle circolare, le tecnologie che devono raggiungere una sicurezza del 100 per cento ma sono soprattutto gli uomini che continuano ad avere voglia di guidare...». E così il futuro è un po' come guidare nella nebbia, più si cerca di vedere lontano meno certezze ci sono. Forse anche perchè il futuro è già qui. E per i prossimi sei mesi è protagonista di «Road to (R)evolution. La poetica del domani fra car design e mobilità», rassegna organizzata da Quattroruote nell'ambito del programma della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano perfettamente ambientata nella Villa reale di Monza. Dal 12 aprile al 12 settembre nel «Serrone della Reggia» la mostra (che è gratuita) racconta il futuro partendo dal passato «Perchè come scriveva Victor Hugo- spiega il direttore di Quattroruote Gian Luca Pellegrini- il futuro è la porta e il passato sono le chiavi che servono ad aprirla».

E allora Quattroruote in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e La Triennale di Milano, propone un viaggio nelle aspettative passate, presenti e future della mobilità, con interpretazioni talora immaginifiche. Un percorso originale che vuole essere uno spunto di riflessione sulle opportunità future legate in particolare all'auto e in generale ai mezzi di trasporto, arricchito da installazioni audio e video, per offrire al visitatore un'esperienza coinvolgente e interattiva. Allestita da Works Italy, «Road to revolution» è stata pensata per soddisfare le esigenze di ogni visitatore, indipendentemente dal grado di conoscenza tecnica automobilistica e dall'età. Il futuro visto dal passato, il futuro che verrà, il futuro nei film e il futuro visto dai bambini: «Per loro abbiamo previsto uno spazio ludico in cui possono liberare tutta la loro fantasia e creatività- spiega il direttore di Quattroruote- L'idea è di ampliarlo e speriamo venga utilizzato soprattutto dalle scuole». Perchè è importante capire ciò che i ragazzi si aspettano e ciò che li aspetta nei prossimi lustri. Un po' ( un bel po') già si sa, senza neppure il bisogno di immaginarlo. A cominciare da Shiwa, il concept car nato da una partnership fra Quattroruote e lo Ied di Torino, esposto in anteprima mondiale all'ultimo Salone dell'Automobile di Ginevra che domina la parte centrale della mostra. Le sue forme che ricordano un po' i moduli lunari che in Ufo, i telefilm inglesi di fantascienza degli Anni '70, il comandante Straker usava per muoversi nella base della Shado, la forza militare segreta che doveva difendere la terra dall'invasione degli alieni. Ma que futuro raccontato allora oggi è presente o forse già passato. Il concept rappresenta la visione futuristica di un veicolo elettrico a guida autonoma a quattro posti e che propone un abitacolo che esce dai canoni tradizionali per affrontare in maniera originale le nuove opportunità di configurazione offerte dall'avvento del pilota automatico. «Abbiamo voluto spiegare come il concetto di auto si sia evoluto in oltre 100 anni e spiegare come evolverà, immaginando il futuro come sarà e come avrebbe potuto essere sulla base delle previsioni del passato. Così, da rispondere alla domanda: nel 2056 quando Quattroruote compirà 100 anni le auto saranno quelle che immaginiamo ora o più vicine alla Shiwa? La risposta non la sappiamno ma una cvosa è carta: indietro non si torna...».