Passato erotico di due amanti che si raccontano al Parenti

In scena il sesso occasionale nei ricordi di anni dopo

Antonio Bozzo

Il giapponese Mori Ogai scrisse, a inizio '900, il romanzo Vita sexualis, storia della sua propria frigidità, di un'indifferenza verso il sesso che per paradosso richiamava ed esaltava i peccati della carne. Ogai viene in mente, in opposizione, mentre ci prepariamo a seguire lo spettacolo al Parenti (24-29 aprile) tratto da Autobiografia erotica di Aristide Gambía, che Domenico Starnone diede alle stampe (Einaudi) nel 2011. Aristide Gambía non è Ogai e il romanzo è dalla parte del sesso e dei rimpianti che può lasciare una vita che non ha colto ogni occasione per trasformare un incontro in una fusione di corpi. Fusione anche momentanea, furiosa, ingannatrice, ma pur sempre da inserire in un'ideale raccolta delle conquiste.

Vanessa Scalera e Pier Giorgio Bellocchio, con regia di Andrea De Rosa, sono in scena Mariella e Aristide. Lei ha riagganciato con una mail lui, a Roma, dopo vent'anni da un rapporto sessuale durato lo spazio di qualche ora, in un pomeriggio qualunque e dimenticato. Aristide, non smentendo la voglia perenne di sesso che (insegna Freud) determina l'agire umano (maschile e femminile), l'uomo maturo Aristide sta al gioco e con la lontana amante occasionale ripercorre l'incontro che li unì in fugace passione. Lo spettacolo porta allo svelamento di due esseri umani, i quali attraverso frammenti di un discorso erotico molto crudo riscoprono se stessi, rompendo la gabbia di ipocrisie. In poltrona, non aspettiamoci il linguaggio delicato delle convenzioni sentimentali: qui i due esseri si guardano dentro, scavano senso; sembra un gioco ma è la più vera delle avventure e arriva con parole forti, spogliate però delle volgarità che acquistano se pronunciate con l'ammicco, o con l'intenzione di ferire.

Il regista ha detto: «L'esperienza più importante che si può fare ancora oggi a teatro è mettere in discussione la propria identità. Per questo sono affascinato dai personaggi che, credendo di conoscersi, nel corso di un dramma o di una commedia finiscono per vedere sgretolarsi le proprie certezze, scoprono che è falso o artefatto o incompleto quel che immaginano di sapere su se stessi. Edipo è l'esempio più grande». La scena dello spettacolo è scarna: un uomo, una donna, un tavolo, due sedie. Lo spettacolo si annuncia come uno dei fiori più belli della primavera teatrale milanese. Autobiografia erotica è la terza incarnazione drammaturgica di Starnone, dopo Lacci e La scuola, interpretati da Silvio Orlando, produttore di questo spettacolo.