Pd, Fiano dà ragione a Ismail «Islamici del Caim ambigui»

Dopo l'addio interviene il responsabile sicurezza dem «Ho visto anche un antisionismo inaccettabile»

Alberto Giannoni

Accuse e tensioni sul caso islam. Per mediare, nel Pd, deve intervenire anche Lele Fiano, deputato renziano e responsabile Sicurezza del partito. La lettera di fuoco della «musulmana laica» Maryan Ismail ha squarciato il velo della finta «pax democratica», mettendo in grande agitazione i vertici del Pd. La ormai ex dirigente ha scritto a Matteo Renzi, annunciando la sua intenzione di stracciare la tessera rimettendo gli incarichi. E il messaggio ha lasciato il segno. La antropologa italo-somala, infatti, è il volto di un islam laico e progressista. E, chiamando in causa il segretario Pietro Bussolati e l'assessore Pierfrancesco Majorino, ha accusato il suo partito di aver scelto la parte «minoritaria ortodossa ed oscurantista dell'Islam». Parole dure, che non potevano restare inevase. Bussolati ha risposto. Senza troppa convinzione le ha chiesto di ripensarci, poi ha smentito «qualsiasi accostamento a ideologie violente e di sopraffazione». Infine si è detto disponibile a organizzare «momento di riflessione sull'islam», dopo che sarà fatta «chiarezza». Insomma, il partito vuole una retromarcia da Ismail, che non è affatto disposta a tornare sui suoi passi, anche perché, con la sua storia di femminista di sinistra, parla soprattutto di laicità in un partito che, dai cattolici, la laicità la pretende eccome. Bussolati ha comunque smentito che sia mancato il sosteno alla candidatura di Ismail, che è stata collocata al trentesimo posto in una lista che vedeva al sesto posto, sostenuta dalla sinistra interna, un'altra candidata musulmana, la responsabile cultura del Caim Sumaya Abdel Qader, eletta con oltre mille preferenze.

Ma il caso islam è tutto politico e non è stato certo il centrodestra a crearlo. È nel Pd che si litiga e ci si agita (lo ha rilevato anche un altro dem come Roberto Caputo). Un simpatizzante renziano come Sergio Scalpelli, molto ascoltato a Milano, ha parlato di «errori» e di «un comportamento elettoralistico e molto superficiale di alcuni dirigenti del Pd milanese», «che ha creato un vulnus da ricucire anche con molti amici del Pd», escludendo però «retropensieri». Scalpelli si è detto d'accordo con Fiano, che da parte sua ha dovuto dare un colpo al cerchio e uno alla botte. L'ex candidato sindaco ha chiamato «amica» la Ismail e l'ha pregata di restare, «il Pd è casa tua Maryan - ha scritto - la tua voce critica è fondamentale, non devi andartene». Poi ha ammesso di essere stato contrario alla candidatura di Sumaya «perché ritenevo andassero chiarite alcune ambiguità, non solo sue, ma più ancora della associazione da cui arriva», infine ha definito «inaccettabili» e «degne del peggior antisionismo» «le cose che ho letto sulle pagine del marito e della madre di Sumaya» su Israele e Hamas. Ma ha anche sottolineato che quelle parole non sono di Sumaya («fa differenza»). Infine ha ribadito che il Pd milanese non può essere considerato «connivente con l'integralismo». «Questo no Maryan, io non ci sto» ha sottolineato. Secondo Fiano il partito può «provare a tenere insieme tutto, «rispetto delle regole democratiche, lotta all'integralismo e diritto all'espressione comunitaria e al culto». Un obiettivo che oggi sembra ancora più lontano.