Permessi di soggiorno in vendita a mille euro: arrestati due poliziotti

Oltre agli agenti coinvolte altre 21 persone Il business gestito in una macelleria egiziana

Mentre ci tiene a sottolineare la «massima trasparenza» in cui si sono svolte le indagini della squadra mobile di Milano, il questore Luigi Savina auspica «che i due dipendenti, sottoposti a misura di custodia cautelare in carcere, possano dimostrare la loro estraneità ai fatti». Tuttavia il clima in questura ieri mattina non era dei migliori: è sempre molto spiacevole quando la polizia indaga al proprio interno e scopre del marcio. Com'è accaduto stavolta al commissariato di Cinisello Balsamo con l'arresto, tra gli atri, di un ispettore superiore (responsabile dell'ufficio immigrazione) e un assistente capo accusati di corruzione «scoperti» a fare la cresta e intascare denaro per rilasciare permessi di soggiorno ai membri della comunità egiziana indicati da un macellaio, un «complice» con il quale, i pubblici ufficiali, avevano creato un vero e proprio business.

Personaggio centrale di questa brutta vicenda che ha portato in carcere 8 persone (tra cui i due poliziotti) spedendone altre 5 ai domiciliari mentre 10 avranno l'obbligo di firma (15 stranieri e 8 italiani in tutto, di cui 18 già rintracciati) sarebbe Mohamed Lofti Abdel Aziz Nassar, egiziano di 42 anni con precedenti specifici risalenti al 2001, proprietario di due macellerie al confine tra Cinisello e Monza. Secondo gli investigatori della Mobile di Milano e la Procura di Monza Nassar era il mediatore tra gli immigrati e i due poliziotti del commissariato di Cinisello ai quali avrebbe dato dai 500 ai 1000 euro per ogni pratica, non disdegnando presenti di valore. In cambio avrebbero concesso agli egiziani «passati» prima dall'amico macellaio, incontri fuori orario, corsie preferenziali nelle code e altri benefici in modo che la comunità egiziana locale li considerasse come l'unica via per avere il permesso in tempi brevi e senza scocciature. Al momento la squadra mobile ha accertato qualche decina di pratiche gestite secondo questo sistema, ma gli accertamenti sono ancora in corso e il numero dei permessi potrebbe superare quota duecento.

Gli altri italiani finiti in carcere percepivano più o meno le stesse somme, o si facevano «regalare» telefoni cellulari dal valore equivalente, rilasciavano false dichiarazioni di rapporti di lavoro o di ospitalità necessarie per ottenere i permessi.

Le indagini sono partite a febbraio quando un egiziano ha lamentato in una mail rivolta al Comune di Cinisello per essere stato maltrattato e offeso dai poliziotti allo sportello dell'ufficio immigrazione dove aveva presentato la sua richiesta di permesso di soggiorno, motivando il trattamento perché - a suo dire - non era passato per il sistema che «a Cinisello tutti conoscono».

I controlli della polizia hanno accertato che l'egiziano in questione non aveva diritto al permesso, ma le indagini hanno sollevato il velo su una rete di italiani e stranieri organizzati per ottenere i documenti.