Picchia i figli e maltratta la moglie: rabbino ultraortodosso finisce in cella

I ragazzi lasciati senza cena se non andavano in sinagoga

Paola Fucilieri

In realtà, era da sabato che la moglie voleva chiedere aiuto e chiamare la polizia per «liberarsi» del coniuge violento non appena lui aveva ricominciato a esagerare, tartassando lei, una 38enne nata negli Usa e i loro 8 figli, dai quattro ai sedici anni. Il marito, che di anni invece ne ha 42, sarebbe semplicemente uno dei numerosi brutti soggetti che, purtroppo, sempre più di frequente, ci si ritrova accanto in qualità di cosiddetta «altra metà», se non ricoprisse anche una carica religiosa. È infatti un rabbino, docente del centro culturale ebraico di piazza Castello. Già arrestato nel 2008 dai carabinieri sempre per maltrattamenti in famiglia (in quell'occasione aveva ricevuto anche l' obbligo di allontanarsi da casa), stressato e sotto sfratto, con un cumulo di affitti non pagati che sfiorano i 30mila euro (dice la moglie), ma pur sempre un rabbino. Che il sabato osserva lo Shabbat, cioè giorno da dedicare esclusivamente al riposo. Un sabato nel quale, peraltro, questa settimana, coincideva con Pesach, ovvero la commemorazione della liberazione degli israeliti dalla schiavitù egizia. E mica ci si può attaccare al telefono o al cellulare per chiamare chicchessia, tanto meno le forze dell'ordine!

La sua signora - insegnante volontaria al centro culturale - perciò, la polizia l'ha avvertita domenica sera. Quando il marito ha sbattuto i pugni sul tavolo, urlando contro il figlio 16enne, a cui già la sera prima aveva negato la cena perché non si era recato al tempio.

Una volta che le «Volanti» sono arrivate in via Frua, erano le 22.30. La zona è di quelle «in» (adiacente a piazza De Angeli e a piazza Piemonte) ma tutti sanno che in quell'appartamento, da dove arrivavano urla e strepiti con una frequenza imbarazzante - le forze dell'ordine erano piombate già ben tre volte lo scorso anno, senza però che l'allarme sfociasse mai in denuncia.

Troppi gli episodi di violenza per non riflettere sul fatto che tutto questo doveva finire molto prima, seppure la moglie ammetta che tutta la famiglia appartenga a una comunità ultraortodossa e piuttosto isolata. Nel 2009, però, il rabbino ha rotto un dente al figlio maggiore lanciandogli un giocattolo, nel 2015 ha picchiato con la scopa il 16enne, pochi giorni fa ha afferrato al collo un figlio piccolo che aveva colpito un fratellino con un calcio. In questa occasione - sempre secondo il racconto della donna - il rabbino gli avrebbe detto «devi chiedere scusa a tuo fratello, scegli una punizione per quando torneremo a casa» e «pensi di essere più forte ? Io sono più forte».