Pirandello, genio in cerca d'autore

Registi, attori e un dossier si interrogano sulla lezione del Nobel

Antonio Bozzo

Pirandello chi? Era il titolo della prima regia di Memè Perlini, che nel 1973 aveva indagato il Nobel di Girgenti con una «discesa agli inferi, saltuaria parata di lemuri, strappati alla notte», scrisse in una nota critica Angelo Maria Ripellino. Di Luigi Pirandello il mondo della cultura, non solo teatrale, commemora i 150 anni dalla nascita. Il grande siciliano è ancora, per fortuna, sangue vivo che pulsa nelle scene, ma non fa male continuare a domandarsi «Pirandello chi?». Lo fa il corposo dossier pubblicato su «Hystrio», prestigiosa rivista diretta da Claudia Cannella, irrinunciabile per la gente di teatro e importantissima per il Premio che ogni anno assegna. Stasera alle 18.30, delle pagine curate da Roberto Rizzente e Albarosa Camaldo si parlerà nell'incontro aperto al pubblico nel Chiostro Nina Vinchi, al Piccolo di via Rovello. Al dossier hanno collaborato, se abbiamo contato bene, 36 esperti. Un lavoro che aiuta a capire meglio la complessa personalità artistica e umana dello scrittore e drammaturgo. Andrea Camilleri, il padre di Montalbano, ricorda che Pirandello gli apparve alla porta di casa e lui, bambino di dieci anni, lo scambiò per un ammiraglio. Grande fu la sorpresa quando vide che l'ammiraglio abbracciò la nonna. Questa prima epifania pirandelliana non è stata dimenticata da Camilleri, regista (non tutti lo sanno) di circa quaranta messinscena da Pirandello. Dell'autore dei «Sei personaggi» vengono anche ricordati gli «afrori antiebraici, antineri, antiomosessuali», aspetti che lo riconducono al fascismo, cui aderì diventando bandiera internazionale del regime. Si analizzano anche le distanze da scrittori coevi - Svevo, D'Annunzio, De Roberto - e le polemiche con Benedetto Croce. Viene ricordata la visita che Albert Einstein, già premio Nobel, gli fece in teatro a Berlino: lo scienziato aveva visto «Sei personaggi in cerca d'autore» e si complimentò dicendogli «io e lei siamo fratelli». Gli interventi ripercorrono la storia delle regie pirandelliane. Si legge dell'importanza che ebbero gli attori. Giganti della scena come Angelo Musco, Marta Abba, Ruggero Ruggeri, Salvo Randone e altri, ricordati anche per gli scontri con l'Autore in cerca della perfezione. C'è spazio per sottolineare come il tipico «ron ron» della lingua pirandelliana - ancorata a modelli oggi desueti - possa essere superato da riletture sceniche, anche se il risultato non sempre soddisfa. Alcuni attuali protagonisti rispondono a una domanda «renziana»: Pirandello è da rottamare o no? Emma Dante: «Lo tradurrei e lo tradirei». Franco Branciaroli: «Se lo rottami, dovremmo rottamare tutti i teatri». Gabriele Lavia: «Pirandello è più grande di Shakespeare». Valter Malosti: «Rottamare? No, è da ricreare». Maurizio Scaparro: «Da rottamare è la stupidità di oggi». Ben sviscerato il rapporto tra Pirandello e il cinema, dai «Quaderni di Serafino Gubbio operatore» ai molti film tratti da novelle e commedie.