Pm: per Bracco 1 anno e 3 mesi La difesa: nessun illecito

Un anno e tre mesi di carcere. È la condanna chiesta ieri in aula dal pm Giordano Baggio per Diana Bracco. L'ex vice presidente di Confindustria è a processo per evasione fiscale e appropriazione indebita, reati che avrebbe commesso come presidente del cda di Bracco spa. Per gli altri due imputati, gli architetti Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinasi, il pm ha chiesto condanne a nove mesi. Per la Procura, dai conti di alcune delle società del gruppo sarebbero stati dirottati 3.064.435 per pagare i lavori di manutenzione e ristrutturazione in alcune residenze riferibili a Bracco. Si tratterebbe di ville prestigiose a Milano, a Merate nel Lecchese, a Nizza Monferrato, in località turistiche come Anacapri e in Provenza e Alta Savoia. L'inchiesta era partita da una verifica di routine della Guardia di finanza, che aveva scoperto alcune presunte fatture false.

«La versione della difesa è inconsistente - ha detto Baggio nella requisitoria -, è un atto di fede credere alla versione della dottoressa Bracco. Non c'è dubbio che ci sia stata un'appropriazione indebita e che sia stato sottratto denaro alle società per pagare prestazioni e lavori privati». Il pm ha mostrato alla Corte alcune fatture dell'ottobre 2011, spiegando i motivi per cui le ritiene non autentiche: «Sono false - ha aggiunto - perché le prestazioni indicate nella causale non ci sono state. Sono fatte apposta per ingannare». Replica l'avvocato Giuseppe Bana, legale di Diana Bracco: «Ribadiamo la totale estraneità della nostra assistita alle accuse. Come è emerso dal dibattimento, le fatture contestate non erano inesistenti e anzi si riferivano a prestazioni realmente eseguite». Un elemento, continua, che «fa decadere ogni rilevanza penale ai fatti contestati». E conclude: «Siamo assolutamente sereni e fiduciosi per il prosieguo del dibattimento». Il processo riprende il 5 ottobre, parleranno appunto le difese.

CBas