Poche corse e caro gasolio: taxi in crisi

Sotto la vernice bianca, i taxi hanno il colore nero della crisi. Clienti pochi e nervosi; anziani sponsorizzati dai figli, che non potendo concedersi permessi sul lavoro per accompagnare al Niguarda o in altri luoghi di cure i genitori, usano il tassista come assistente sociale. Gli anziani pagano la corsa con i pochi euro in tasca e se mancano due euro il «samaritano» al volante chiude un occhio. Spese di manutenzione del taxi elevate, al punto che i vecchi tassisti puntano su vetture come la Panda perché non hanno euro da investire su automobili più spaziose.
«In questi ultimi tre anni il lavoro è diminuito del 40%, il gasolio è salito del 50%, della benzina non parliamo - commenta Roberto Pierangeli, responsabile della sala radio dello 024040 -. Stavo proprio controllando i dati relativi al traffico del Salone del mobile. Rispetto all'anno scorso c'è un calo delle corse del 25%, forse perché i primi giorni del Salone del 2012 furono piovosi».
La corsa milanese rallenta, i motori si stanno per spegnere, ma non come in una macchina ibrida per passare dalla benzina all'elettricità: per tacere anche in un silenzio inquietante. «E' vero - asserisce Gegè Mazza, uno dei tre proprietari della società che risponde allo 026969 -. Al quadro fosco s'aggiungono l'agenzia delle entrate ed Equitalia che stanno portando alcuni nostri lavoratori verso la depressione. Giovani che hanno la licenza da due anni, si sono visti contestare dall'agenzia anche 91 mila euro, il doppio dello stipendio di un anno. I 91 mila dopo un po' di giorni diventano una cifra più bassa, ma intanto i ragazzi sono esasperati e sgobbano anche diciotto ore per sette giorni alla settimana. Faccio il tassista da trentotto anni, non ho mai visto una situazione del genere. La mia prima 128, comperata nel 1974, era più accogliente della Kia Picanto che gira adesso per scarsità di mezzi economici». Non è un lamento quello dei «driver» meneghini, ma una realtà che dimostrano con prove alla mano. «Persino la Mercedes si è accorta delle nostre difficoltà tanto che, vedendo diminuire le vendite, ci sta agevolando con ulteriori sconti. Il settore sta subendo una recessione tosta e il governo Monti ci ha dato l'ultima mazzata».
Pur mostrando una piccola vena d'ottimismo ponendo il dato della recessione al 35%, Davide Pinoli, responsabile della comunicazione dello 028585, non riesce a nascondere la preoccupazione non per il futuro, ma per il presente. E di nuovo Gegè Mazza non cambia marcia, anzi fa sentire il rombo difficile della retromarcia di una categoria. «A volte temo che i giovani tassisti non abbiano nemmeno più presente. Sento la loro ansia e mi fanno paura. Credo che prima o poi qualcuno si ribellerà. Noi abbiamo fatto di tutto per stare al passo coi tempi: carte di credito sul taxi, possibilità di trasportare il cane. Ma Equitalia ci tratta da cani! Che vengano a guardare i nostri introiti tra il 20 e il 27 di ogni mese. Salgono solo lavoratori la cui corsa è saldata dall'azienda». Chi troverà la marcia giusta? «Forse quello che un giorno ingranerà la quinta per andare contro qualcuno. Niente da meravigliarsi» conclude Mazza. Speriamo sia solo uno sfogo.