«Premio al Centro per la vita Lo chiedo da non obiettrice»

«Paola si merita questa medaglia e lo merita anche la nostra città». Potrà forse sorprendere qualcuno la convinzione di Alessandra Kustermann, ginecologa milanese e primaria alla Mangiagalli, ma la sua fiducia in Paola Bonzi è cristallina, ricambiata e consolidata da tanti anni. Da vicine di casa, si potrebbe dire. Lei, medico notissimo, è direttrice dell'unità di pronto soccorso ostetrico e ginecologico nella clinica del più importante reparto maternità di Milano, proprio dove la Bonzi ha fondato 29 anni fa e dirige il Centro di aiuto alla vita, la onlus che aiuta le donne con gravidanze difficili. In 30 anni la Bonzi ha parlato con 18mila donne e 16mila di queste donne, inizialmente combattute per difficoltà economiche o psicologiche, hanno deciso di portare avanti la loro gravidanza.
Palazzo Marino ha ricevuto un appello con centinaia di adesioni (quota 700 firme raggiunta 10 giorni fa) di politici, vip e persone comune che chiedono di assegnare alla Bonzi il riconoscimento dell'Ambrogino d'oro. «Aderisco all'iniziativa - ha scritto Kustermann, che ha ricevuto l'Ambrogino nel 2010 - La conosco e la stimo da molti anni. Collaboro con lei perché so che le donne che hanno ancora forti dubbi sulla scelta di abortire quando la incontrano non vengono giudicate, ma sono accolte con calore e rispetto. È generosa, coraggiosa e leale. Crede nella vita e in quello che fa per aiutare le donne. Però sa comprendere e restare vicina anche a chi decide di abortire». Alessandra Kustermann è nota per il suo impegno sui diritti civili. Difende la legge 194, che ha introdotto in Italia la possibilità di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza: «Sono e resto una ginecologa non obiettrice di coscienza - spiega lei - e ritengo che la 194 sia una legge da non abrogare, ma so che ci sono molti modi per stare vicini a chi chiede aiuto e Paola lo sa fare con serenità». Medico e non obiettrice, Kustermann non è certo insensibile al tema della vita: «Nella gravidanza c'è un essere che si sta sviluppando - dice - ma per proseguire deve avere un grembo materno che lo accoglie. La vita è da tutelare, certo, ma non contro la donna. La 194 d'altra parte impedisce la scelta dell'aborto se il feto ha possibilità di vita autonoma. Oggi siamo alla ventitreesima settimana ed è possibile che si abbassi in futuro ma ora non cambierei neanche questo aspetto, non fisserei termini rigidi». Qualcuno in Sel si è detto contrario al premio, definendo «medievali» le idee anti-abortiste. «Non credo che lo siano - risponde Kustermann - La cosa decisiva è che Paola non impone le sue idee. Ritiene che la vita sia sacra fin dal concepimento ma non chiamerebbe mai “assassine” o peccatrici le donne. E d'altra parte mi sembra che il Papa abbia detto cose molto simili di recente, come in passato il cardinale Martini». «Lei cerca di trovare con loro soluzioni alternative all'aborto, ma sa accettarle e accompagnarle anche se decidono altrimenti». Un aspetto della legga da applicare - secondo Kustermann - è semmai quello dei fondi pubblici ai Cav: «Fondi pubblici oltre che privati - conferma - lo Stato non può ignorare le tante donne, straniere ma con l'aumento della povertà sempre più italiane, che affrontano con difficoltà la maternità».