Premio Furla, a Palazzo Reale i talenti dell'arte

Gli artisti contemporanei italiani, a differenza dei colleghi d'oltralpe, scontano in Italia un grave handicap: quello di non avere alle spalle istituzioni che li sostengono, li storicizzano nei (pochi) musei, e li difendono dalle insidie del tempo e del mercato. Parliamo di istituzioni pubbliche, in primis, ma anche di gallerie private che quando hanno visibilità preferiscono confondersi nelle griffe globali anzichè investire nei giovani, proprio come le società di football. Uno sguardo di attenzione meritano dunque quelle poche realtà, per lo più fondazioni private, che da anni svolgono un'azione di ricerca e di sostegno ai talenti. Una di queste è Fondazione Furla che in questi giorni celebra quindici anni di vita con una mostra a Palazzo Reale intitolata Growing Roots. Il premio, nato a Venezia e quest'anno sbarcato a Milano dopo un periodo a Bologna, rappresenta un raro esempio di sinergia tra industria e arte contemporanea che dura nel tempo, guadagnandosi credibilità internazionale nell'opera di mappatura degli artisti emergenti più meritevoli sul territorio italiano (non necessariamente di cittadinanza italiana). Ad ogni scadenza, avvalendosi di un accreditato comitato scientifico diretto dalla curatrice Chiara Bertola (ex Hangar Bicocca), il riconoscimento cade su un artista che viene premiato con la produzione di una propria personale negli spazi della prestigiosa Fondazione Querini Stampalia di Venezia (dove nacque).

La mostra milanese ripercorre l'intera esperienza dedicando le sale dell'Appartamento dei Principi al primo piano di Palazzo Reale ai vincitori delle dieci edizioni. Gli artisti storicizzati per l'occasione sono: Sislej Xhafa, Lara Favaretto, Sissi, Massimo Grimaldi, Pietro Roccasalva, Luca Trevisani, Alberto Tadiello, Matteo Rubbi, Chiara Fumai e il duo vincitore dell'ultima edizione Maria Iorio e Raphaël Cuomo.

Una mostra che merita di essere vista, almeno per curiosità, in un luogo suggestivo al di fuori del marchettificio e dei contesti glamour. Le sale, spoglie ma dignitosamente regali, ben si prestano ad accogliere le installazioni e i video dei contemporanei, così come era stato evidente nell'esposizione dedicata agli artisti della Collezione Acacia,ormai tre anni fa.

Ciò aggiunge un nuovo elemento di perplessità sulla gestione e l'identità dei pochi pubblici spazi espositivi della città. Perchè non dare continuità a tali progetti affidando chiaramente quest'ala minore del Palazzo alla ricerca e alla nuova arte in Italia? Sarebbe linfa vitale e assolverebbe in parte i compiti di un Padiglione d'Arte Contemporanea ormai ridotto a (sporadica) location per gli artisti dei vip.