Il primario al giudice: "Ho fatto il bene dei malati"

Calori risponde all'accusa di aver preso mazzette E il collega Cucciniello: "Mai favorito aziende"

L'altro ieri l'imprenditore Tommaso Brenicci, l'unico finito in galera nella nuova retata sulla sanità milanese, davanti al giudice aveva scelto di avvalersi del diritto a stare zitto. Ieri mattina tocca al più illustre degli indagati, il professor Giorgio Calori, primario al «Gaetano Pini», finito agli arresti domiciliari. Calori, con accanto il suo avvocato Nerdio Diodà, invece parla, e parla molto. Oltre tre ore di interrogatorio, davanti al giudice Teresa De Pascale. Delle accuse contenute nell'ordine di custodia ne rifiuta alcune, ne ammette altre. Ma si difende anche dalle accuse che nell'inchiesta non ci sono, e che gli sono piovute addosso dopo l'arresto grazie a intercettazioni e interviste, e che hanno scandalizzato il pubblico ben più delle ipotesi di tangenti: quella di essere un chirurgo cinico e spietato, pronto a operare senza reale necessità solo per brama di guadagno.

«È stato lo stesso giudice - spiega Diodà al termine dell'interrogatorio - a darci atto che in tutta questa lunga indagine non è emerso nulla in questa direzione. Tutti gli interventi erano indirizzati soltanto a curare il malato». Resta l'accusa di corruzione, la brutta storia dei rapporti d'affari tra il primario e Brenicci, dei kit per rigenerare i tessuti ossei usati (e quasi imposti) da Calori per i suoi interventi: e della società inglese che li vende, la Its, e di cui lui è socio al 33 per cento. Una partecipazione mai indicata nella dichiarazione dei redditi, e soprattutto mai resa nota - come era doveroso - da Calori ai vertici del «Gaetano Pini».

Come se la cava ieri, su questo punto cruciale, il luminare? Ammette di essere al centro di un conflitto di interessi, ammette di avere omesso di comunicare il problema al suo ospedale. Ammette di avere ricevuto soldi da Brenicci, e spiega che i dividendi della Its sono ancora fermi in Inghilterra. Ma sostiene di non avere fatto in cambio nulla di contrario ai suoi doveri di medico, perché i prodotti che impiegava erano tutti «infungibili», cioè non potevano essere rimpiazzati con altri meno costosi di altre aziende. Ho fatto gli interessi dei malati, dice in sostanza. Ma non può negare di avere fatto anche i propri. Ed è significativo il fatto che al termine dell'interrogatorio il suo difensore non provi nemmeno a chiedere al giudice la revoca degli arresti.

Anche il collega Carmine Cucciniello rimane per oltre due ore nella stanza del giudice. Si difende, assistito dai legali Corrado Limentani e Giuseppe Ezio Cusumano, spiegando che le protesi che usava da lui stesso ideate e commercializzate da Brenicci «sono un prototipo utilizzato in tutto il mondo. Non ero io - aggiunge il primario - che le ordinavo per conto dell'ospedale, io le avevo ideate e brevettate e ho sempre agito nell'interesse dei pazienti, senza favorire alcuna impresa». Le presunte tangenti, cioè i 32mila euro in consulenze ricevuti da società dell'imprenditore arrestato, sarebbero piuttosto guadagni leciti percepiti «in diversi anni per l'attività di formazione e sviluppo» di quei prodotti.