Provocazione della Caritas: «Ci siamo per ricordare il diritto al cibo»

«Per molte persone un pezzo di pane è la Cadillac della vita». Così Wolf Vostell ricordava con Flash Art la sua opera nata nel 1973. Ora la Cadillac trafitta ai fianchi da centinaia di forme di pane è il centro e il simbolo del padiglione con cui Caritas internationalis parteciperà alla sua contro Expo. Nel cuore del padiglione, poco distante dall'ingresso principale del sito, vicino anche alla Madonnina, ecco l'opera forte, persino disturbante, come la fame che i nostri occhi non vogliono più vedere.

Il titolo dell'installazione è «Energia» e anche questo, insieme con il pane moltiplicato, contribuisce a costruire la sintonia tra Caritas e Expo, resuscitando il titolo «Nutrire il pianeta. Energia per la vita». Contenuto che è forse l'aspetto più negletto, travolto dal cibo inteso soprattutto come prodotto di consumo, ricercato, raffinato, esotico, e chi più ne ha più ne metta. Alla fine la domanda è inevitabile: che ha a che vedere Caritas con un'Expo così commerciale?(con tutto il rispetto per chi commercia).

La risposta è esserci per sottolineare ciò che rischia di rimanere nascosto e cioè che «il cibo non è concepibile come una qualunque merce di scambio, essendo l'essere umano intrinsecamente dipendente da esso per la propria sussistenza» dice Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis. Sembra ovvio eppure nella realtà non lo è. «Per molte persone un pezzo di pane è la Cadillac della vita», l'immagine dell'artista Vostell, premiato l'anno scorso a Berlino per la difesa dei diritti umani. «Dividere per moltiplicare» dice Roy e il richiamo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci diventa proposta concreta per i sei mesi del 2015: spingere perché durante Expo si firmi un protocollo tra i Paesi che garantisca il diritto al cibo. «Il pane, il cibo, dovrebbero essere per tutti accessibili» sottolinea Roy. Tra tanti diritti più o meno opinabili, il «diritto al cibo» che dovrebbe essere ovvio, per evidenti ragioni di giustizia, invece non lo è.

Caritas approfitta dell'Expo per spingere su questi temi. Speranza, inclusività, accompagnamento, compassione, condivisione, sacralità sono le sei parole per ciascun mese dell'Expo. Il padiglione sarà «un oggetto molto discreto» spiega l'architetto Gino Garbellini: 200 metri quadrati coperti alti tre metri con un 'cappello antipioggia' di ulteriori tre metri. Ci saranno anche aree verdi e due mostre: una sulle donne come risorsa, l'altra su cibo e cinema. Lo spazio è stato ereditato dalla Nigeria, che non parteciperà. È triste pensare al perché, però dà l'idea del chicco che muore e produce «energia per la vita».