Pugno di ferro all'Ikea, licenziati dieci dipendenti

Si è conclusa con una decisione severa - ma secondo l'azienda inevitabile - l'inchiesta interna all'Ikea di Corsico, dove un mese fa 32 dipendenti erano stati sospesi dal servizio e messi sotto procedimento disciplinare. Ai lavoratori l'azienda contestava di essersi impadroniti sistematicamente di prodotti in vendita, riprezzandoli a costi irrisori e pagandoli poi alle casse automatiche. Tutti i 32 sotto accusa appartengono allo stesso reparto, il «Recovery», dove sono messi in vendita articoli in fine assortimento.

Dopo l'avvio della procedura, i dipendenti sono stati interrogati uno per uno. La maggior parte di loro ha negato ogni addebito, alcuni hanno cercato di dare la colpa al caos che regnava in reparto e che avrebbe causato degli errori in buona fede. Ma li vertici del colosso svedese hanno ritenuto che le prove acquisite fossero incontestabili e hanno fatto partire le sanzioni disciplinari.

La più grave, il licenziamento in tronco per giusta causa, è stata inflitta a dieci dei dipendenti, tra cui il dirigente del reparto. A fare scattare la decisione è stato il ruolo svolto dai dieci nell'organizzazione del sistema di furti, o il numero dei furti commessi e l'entità dei medesimi. Alcuni dei licenziati sono accusati di avere rubato non per sè ma per rivendere i prodotti all'esterno, innescando una sorta di mercato parallelo.

Per gli altri ventidue lavoratori, accusati di episodi minori, Ikea ha ritenuto che fosse sufficiente una sospensione, che per contratto non può superare i dieci giorni. I dipendenti sconteranno la pena, poi potranno tornare in servizio: ferma restando la possibilità, per loro e per i licenziati, di ricorrere alla magistratura del Lavoro contro le sanzioni. Ma per tutti ci sarà anche da fare i conti con l'indagine penale, aperta dalla Procura su denuncia di Ikea, e anch'essa prossima alla conclusione.