Quanti virtuosi nelle chiese Vanno in scena Vivaldi & C.

Domani parte la kermesse dedicata alle opere antiche Nella Basilica della Passione il direttore-star Dantone

Luca Pavanel

Musica antica, quanto ancora c'è da sentire. Da scoprire, L'estate, in questo senso, dà delle belle occasioni. Per esempio il festival «Milano Arte Musica», che ha anche un'altra particolarità: presentare i recital spesso in luoghi sacri degni di nota, anche per bellezza e interesse storico. Ecco la Basilica di San Vincenzo in Prato, la Chiesa di San Bernardino le Monache, senza contare altre «location» come la Sala della balla allo Sforzesco e la Sala Capitolare del Bergognone. Così, ascoltando pagine del lontano passato - eseguite da fior di interpreti di fama mondiale (dall'Accademia Binzantina a Giovanni Antonini fino all'Estonian Philarmonic Chamber Choir) - si ha la possibilità di vedere, osservare, riscoprire siti, pure della religiosità, che sono nella metropoli e che, magari, per mancanza di tempo non si è riusciti a visitare.

Ma ecco il programma che sta per cominciare. Anzi comincia domani: l'appuntamento è alle ore 20.30 nella Basilica di Santa Maria della Passione. Qui, l'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone, inaugura la 13esima edizione della rassegna internazionale. L'orchestra celebrerà il Barocco strumentale con due dei suoi autori più prolifici, cioè Vivaldi e Händel. Del Prete Rosso verranno eseguiti Concerti per archi e Concerti per viola d'amore e archi; di Händel si ascolterà una selezione dei Concerti grossi Op.3, prossima uscita discografica dell'orchestra ravennate. Dei due concerti per viola d'amore proposti, quello in la minore RV 397 reca sul frontespizio una dedica all'Anna Maria, fanciulla dell'Ospedale di Venezia, presumibilmente allieva di Vivaldi e virtuosa di molti strumenti. E ancora.

I concerti grossi op. III di Händel si ascrivono al periodo inglese del compositore sassone; quello della maturità, dei grandi Oratori corali, inaugurati dalla prima dell'Esther nel 1732 e pro­seguiti con alterne fortune fino alla sua morte avvenuta nel 1759. All'epoca la fama del compositore-impresario era sempre più rico­nosciuta e fu probabilmente lo stesso editore londinese Walsh a riunire sotto il titolo di Concerti Grossi op. III una serie di brani che Händel scrisse per varie occasioni.

Nei concerti 2, 3 e 5, nonostante il materiale sia originale e di matrice händeliana, la stesura è spesso disomogenea, con errori e ingenuità nella condotta delle parti e con la sezione delle viole che raddoppia costante­mente all'ottava superiore quella dei violoncelli e bassi. Per sopperire a questa lacuna compositiva, Dantone ha operato a una sorta di «restauro funzionale» provvedendo alla ricostruzione della parte della viola nei concerti numeri 3 e 5. Quest'operazione, pur non facendo ascoltare l'opera nella forma pervenuta, rende con più completezza il significato originale e le intenzioni dell'autore, permettendo di scoprire nelle fughe, tra l'altro, molti temi nascosti esplicitati nella nuova parte di viola e calzanti e compatibili con la composizione preesistente. L'organico dei concerti prevede l'affiancamento dei fiati agli archi, com'è tipico nella scrittura di Händel: un trio composto tradizionalmente da 2 oboi e fagotto per i concerti n. 2 e 5, e il solo flauto traversiere per il concerto n.3. Prossimo appuntamenti mercoledì 26 (ore 18.30 e 20.30 nella Chiesa di San Sepolcro), in programma Bach, Händel, Scarlatti con Ottavio Dantone al clavicembalo.